del dott. Marios I. Pilavakis
Il celebre docente dell’Accademia Teologica di Mosca A.I. Osipof ha scritto riguardo a Sofronio le seguenti parole:
«Per me non v’è alcun dubbio che quest’uomo si trovi in una condizione di profonda e al contempo assai sottile fascinazione spiritualistica. Questo mi è divenuto specialmente chiaro dopo aver letto il libro Vedremo Dio come è e il libro Sulla preghiera. Dovremmo essere estremamente prudenti negli scritti di coloro che non possiedono l’indiscutibile autorità della Chiesa. Tuttavia, anche in questi casi non possiamo fare a meno di aggiungere un “ma”. Oggi si osserva una tendenza alla canonizzazione di personalità controverse. L’intero Monte Athos [NdR: si tratta di un’iperbole, perché all’Athos ci sono anche monaci contrari] venera Sacharov come un santo. Si cerca di legittimare uno spirito emozionale, proprio come fecero i romano-cattolici quando giunsero al punto di venerare i francescani, i catari, Madre Teresa e altri» (Γέροντας Σωφρόνιος ὁ Θεολόγος τοῦ ἀκτίστου φωτός: Πρακτικὰ διορθοδόξου ἐπιστημονικοῦ συνεδρίου [L’Anziano Sofronio, il Teologo della luce increata: Atti del congresso scientifico interortodosso], Agion Oros 2008, p. 563).
Secondo l’archimandrita Zacharias Zacharou, il quale come il suo anziano convive nell’Essex con venti «monache» (cfr. il Calendario dell’Arcidiocesi di Thyateira e Gran Bretagna del 2008, p. 351), l’anziano Sofronio ebbe le sue prime esperienze della Santa Luce «nella tenera età infantile» (archim. Zacharias, Το ἄκτιστο φῶς στὴ ζωὴ καὶ τὴ διδασκαλία τοῦ Γέροντος Σωφρονίου, in «Πειραϊκὴ Ἐκκλησία» 191 (2008), p. 27). Una conoscenza elementare dell’insegnamento di tutti i santi padri circa la Luce increata non permette di ignorare il fatto che tale Luce lascia in coloro che ne partecipano due effetti permanenti e del tutto indelebili: a) impeccabilità in opera, parola e pensiero e b) conoscenza delle cose presenti, passate e future, di ogni uomo e di ogni epoca (dono profetico).
Nondimeno, all’età di 20 anni, cioè nel 1916, Sacharov divenne buddista, e restò in quell’empia religione per otto anni consecutivi (Atti, op. cit., pp. 62-63). Lo ieromonaco Nicola Sacharov, parente dell’anziano Sofronio e anch’egli convivente con le 20 «monache» dell’Essex, scrive che l’anziano Sofronio apparteneva a un gruppo di pensatori russi «che guardavano oltre la “tradizione ecclesiastica” e si schieravano in favore di una più vasta libertà spirituale. Tale ampiezza e libertà di pensiero religioso fornì all’anziano Sofronio il grado di “coraggio” necessario a rivolgersi a tradizioni religiose non cristiane» (N. Sacharov, Ἀγαπῶ ἄρα ὑπάρχω [Amo, dunque sono], Athina 2007, p. 24).
Tuttavia, la grazia della «Luce celestiale» riveste nuovamente l’anziano Sofronio nel 1924, quando si trovava ormai a Parigi e lavorava come iconografo, «e rimase insieme a lui per tre giorni» (Το ἄκτιστο φῶς, op. loc. cit.). […] Nel 1924 si iscrive come studente nell’allora appena fondato Istituto teologico ortodosso di San Sergio. Tra i suoi docenti vi era anche il sacerdote non patristico Bulgakov. Quest’ultimo lo influenzò a tal punto che, senza timor di Dio, giunse a bestemmiare la Santa Trinità, scrivendo alcuni anni più tardi, ormai nel pieno degli anni che «le tre Persone della Trinità acquisiscono la loro ipostasi ciascuna di esse svuotandosi per dare posto all’altro. La mutua inabitazione delle Persone divine è un eterno svuotamento (kenosis), un’eterna crocifissione» (Atti, op. cit., p. 260). Questo trasferimento dello svuotamento (kenosis) della Croce all’esistenza preeterna di ciascuna delle tre Persone increate della Trinità, nemmeno il diavolo stesso mai avrebbe ardito concepirlo!
Nel 1925 Sacharov si trasferì sul Monte Athos e divenne monaco nel monastero russo di San Pantaleone, dove per cinque anni, senza un padre spirituale – nonostante il fatto che l’anziano Silvano vivesse in quel medesimo luogo – «attingeva esperienze mistiche in solitudine» (Ἀγαπῶ ἄρα ὑπάρχω,op. cit., p. 31).
Nel 1932 conosce David Balfour, agente dei Servizi Segreti Inglesi, il quale il 12 settembre 1932 venne ricevuto nell’«Ortodossia» dal metropolita Eleuterio, esarca dell’Europa Occidentale dell’allora sovietico patriarcato di Mosca, senza battesimo, e gli fu riconosciuta automaticamente la qualifica di sacerdote senza che venisse mai ordinato canonicamente. Pur conoscendo questo terribile fatto, tanto Sofronio quanto il suo anziano non esitarono a stringere intensa amicizia con il non battezzato e non sacerdote Balfour. Tale amicizia proseguì immutata anche dopo l’allontanamento del falso sacerdote Balfour da parte delle autorità del Monte Athos, le quali «non riconobbero né il suo battesimo cattolico né tanto meno la sua dignità sacerdotale» (archim. Sofronio, Ἀγώνας Θεογνωσίας. Ἡ ἀλληλογραφία τοῦ γ. Σωφρονίου μὲ τὸν Δ. Μπάλφουρ [La lotta della conoscenza di Dio. La corrispondenza dell’anziano Sofronio con D. Balfour], Essex 2006, pp. 23-24).
Il falso sacerdote e spia Balfour si rifugiò in seguito ad Atene, dove, su forte pressione dell’ambasciata britannica, fu nominato cappellano dell’ospedale «Evangelismos» e persino arciprete al palazzo reale! Tanto l’anziano Sofronio quanto il suo anziano non si curarono di informare gli allora arcivescovi Crisostomo e Crisanto circa questo falso sacerdote odioso a Dio, pure quando essi stessi affermano che egli «ha perso la sua fede, e senza fede non sarà di utilità, ma diverrà come il personaggio della canzone su Luca (A te son venuto per un consiglio, compare, ecc.)» (Ἀγώνας Θεογνωσίας, p. 261). Anzi piuttosto si complimentano con lui: «L’anziano padre Silvano e io ci rallegriamo per la vostra promozione al rango di archimandrita e ci complimentiamo di cuore con voi. Speriamo in cose ancora migliori» (Ἀγώνας Θεογνωσίας, p. 270). Quando poi a Sofronio «accadde un tremendo cambiamento» e «la Luce, la divina grazia, si allontanò da lui», questi scrisse allo pseudo-sacerdote e agente segreto inglese Balfour e lo supplicò di pregare per lui, in quanto «completamente a lui devoto» (Ἀγώνας Θεογνωσίας, p. 269). E in effetti il “compare Luca”, cioè Balfour, assunse il ruolo di “guru”, e inviò al suo devoto amico Sacharov il libro del traviato “santo” papista Giovanni della Croce, amico e protetto di “santa” Teresa, La notte oscura dell’anima, e questo libro «risollevò» spiritualmente Sacharov!
«La mia precedente lettera a voi si chiudeva con la confessione della mia rinnegata condizione spirituale. Voi mi avete inviato per consolazione ed edificazione un frammento del libro di Giovanni della Croce, e mi avete spinto a leggere tutto il libro. […] Giovanni della Croce mi ha colpito con la sua profonda analisi psicologica. Descrive con straordinaria coerenza e completezza alcune sensazioni spirituali delle quali principalmente si occupa. Perciò, se quanto al linguaggio differisce sensibilmente dai padri orientali, nelle sue posizioni etico-dogmatico-mistiche fondamentali è concorde con loro, e si colloca allo stesso livello dei più grandi scrittori dell’ascetismo orientale. Leggendo Giovanni della Croce, isolando alcuni specifici passaggi, talvolta intere pagine (o persino serie di pagine), dove con straordinaria precisione descrive ciò che mi è capitato di vivere, in un modo o nell’altro mi son sentito ripieno di forze e mi son deciso a resistere con buona disposizione d’animo alle inevitabili sofferenze e difficoltà del nostro percorso» (Ἀγώνας Θεογνωσίας, pp. 272-273).
Veramente straordinario è il diavolo in quanti son da lui ingannati! Il seme spirituale del traviato “santo” papista è caduto nella terra fruttifera di un’anima traviata, e ha dato frutto al cento per uno! E certamente vediamo che tanto Sacharov quanto il suo guru Balfour ignoravano ingiustificabilmente san Giovanni del Sinai e la sua Scala, che pure costituisce il “vangelo” del monachesimo.
Balfour si allieta per l’adozione dell’insegnamento ascetico di Giovanni della Croce da parte di Sacharov: «Mi fa molto piacere che abbiate letto Giovanni della Croce e abbiate trovato in questo libro giovamento spirituale e che si colloca al livello delle più grandi opere ascetiche dell’Oriente». Di seguito formula un elogio del libro: «Non conosco altro libro che si potrebbe dare agli uomini del nostro tempo acciocché comprendano immediatamente tutte queste questioni in un modo così completo e con sì tanta precisione». Circa il suo autore riferisce: «Lo rinchiusero in uno dei monasteri, in una minuscola cella, e lo accusarono aspramente ogni giorno fino al sangue; alla fine uscì dalla prigione in modo miracoloso, come l’apostolo Pietro […] Sappiamo molte cose riguardo la sua vita […] e se volete vi scriverò dettagli circa la sua vita» (Ἀγώνας Θεογνωσίας, pp. 373-374). Non fa alcuna menzione il falso sacerdote e guru Balfour circa la “santa” Teresa, “angelo custode” del traviato Giovanni della Croce!
Una domanda sorge spontanea dopo tutto ciò che abbiamo riportato. Chi è il vero padre spirituale di Sacharov, che ha formato la sua teologia del “divino abbandono”? La risposta è indubitabilmente una: il traviato Giovanni della Croce. Ecco cosa scrive: «Ciò che tormenta maggiormente [l’anima] è la sensazione che sicuramente in qualche modo Iddio l’abbia rigettata, la guardi con disdegno, l’abbia gettata nell’oscurità. Il divino abbandono, ecco il suo più grande tormento» (Ἀγώνας Θεογνωσίας, p. 370).
Mente spudoratamente il Sacharov più giovane, il p. Nicola, soprattutto nella sua tesi di dottorato discussa a Oxford, quando asserisce che: «Le idee dell’anziano circa lo svuotamento e il divino abbandono devono essersi formate prima ch’egli leggesse Giovanni. Il primo riferimento esistente a Giovanni è datato 1942, ma l’intero libro della Notte l’anziano lo lesse soltanto nel 1943 (Ἀγαπῶ ἄρα ὑπάρχω,op. cit., p. 248). Ma con questa visione dissente lo stesso Sacharov più anziano quando scrive al suo guru Balfur: «Mi avete spinto a leggere tutto il libro di Giovanni della Croce» (lettera datata Athos, 17-18/30-31 maggio 1936. Ἀγώνας Θεογνωσίας, p. 272).
Veramente diabolico è il tentativo di rendere ortodossa la “teologia del divino abbandono”! Ma su cosa si basa questa teologia, che appassionò tanto lo pseudo-sacerdote Balfour, Sacharov e i seguaci contemporanei del “teologo della luce increata”? La risposta ce la fornisce il monaco papista Benedict Zimmermann nell’introduzione da lui scritta nel 1907 al libro di Giovanni della Croce La notte oscura dell’anima: «sul saldo fondamento della psicologia e della teologia di san Tommaso d’Aquino».
Com’è naturale una simile teologia tomistica non avrebbe potuto mai essere accettata sul Monte Athos. Per questa ragione Sacharov se ne partì per l’Occidente e non fece più ritorno al Giardino della Tuttasanta. Ebbe tuttavia tempo per visitare segretamente i suoi parenti nella carne a Mosca e per concelebrare nuovamente in segreto con sacerdoti del patriarcato sovietico (D. Diavatis, Ἀναμνήσεις ἀπo τo Γέροντα Σωφρόνιο τοῦ Ἔσσεξ [Memorie dell’anziano Sofronio dell’Essex], Thessaloniki 1999, pp. 28-34).
Infine, un’altra fondamentale influenza del traviato Giovanni della Croce che ebbe rilevanza e tuttora risulta rilevante per il “monachesimo sofroniano” è la fondazione di monasteri misti con uomini e donne! Così il Sacharov un anno dopo aver lasciato il Monte Athos, cioè nel 1948, fonda la prima “fraternità monastica” di tutto il mondo ortodosso formata da monaci e monache presso l’ospizio russo che si trovava alla periferia di Sainte-Geneviève-des-Bois a Parigi; e «il 5 marzo 1959 giunse in Inghilterra con un piccolo gruppo di tre anziane monache e qualche giovane, con lo scopo di formare la sua fraternità» (Atti, pp. 54-55). Il “monastero” dell’Essex fino al 1963 si trovava sotto la giurisdizione del metropolita di Surozh Antonio (Bloom), di origini ebraiche, membro del patriarcato sovietico e noto promotore delle ordinazioni femminili! Da tutti gli elementi che abbiamo presentato consegue chiaramente la conclusione che il vero padre spirituale di Sofronio non fu mai Silvano. Il vero padre spirituale e ispiratore delle convinzioni teologiche di Sofronio fu David Balfour, e questo spiega adeguatamente l’intera evoluzione spirituale dello stesso Sofronio, ma anche del suo “monastero”, e il tipo di “spiritualità” che ivi si pratica. Rivela inoltre quanto spiritualmente instabili e privi di radici siano tutti quei vescovi, monaci e laici, ignoranti di teologia e di monachesimo, che si son lasciati ingannare da una così superficiale e ridicola teologia e prassi, completamente antitetica a quella dei santi padri.
Articolo originariamente pubblicato in «Ὁ ἀστὴρ τῆς Ἐφέσου» 3 (2009).


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