La negazione dell’inerranza patristica come arma dell’Ecumenismo

Olimpia Fronzoni
Editrice – Theosis Editrice

Il presente testo riproduce l’intervento “La negazione dell’inerranza patristica come arma dell’Ecumenismo”, pronunciato da Olimpia Fronzoni in occasione della Conferenza internazionale “L’ecumenismo tra dialogo e strumentalizzazione politica – Riflessioni teologiche e analitiche sui processi ecumenici contemporanei”, organizzata dal Consiglio internazionale per la tutela dell’ordine canonico ortodosso presso il Center for Geostrategic Studies di Belgrado, in collaborazione con Theosis Editrice, e tenutasi il 30 giugno 2026 presso il Centro Stampa dell’Associazione dei Giornalisti della Serbia a Belgrado.

Theosis Editrice quest’anno si sta concentrando sulla pubblicazione di libri sull’inerranza dei padri e sugli aspetti problematici di certe figure. Vediamo perché questi due temi sono importanti.

Agostino viene chiamato più volte, da padri e concili, talvolta “padre”, talvolta “beato”. Ma bisogna chiedersi: in che senso viene citato? Per quali affermazioni? Con quale funzione? E soprattutto: la sua metodologia teologica viene mai assunta come criterio della tradizione ortodossa? No. Persino Origene è stato chiamato padre da alcuni padri, tra cui sant’Atanasio.

È possibile che Agostino sia diventato santo alla fine della sua vita, ma sicuramente non era illuminato quando ha scritto il De Trinitate o altri suoi famosi testi in cui si rinvengono gravi errori teologici. Probabilmente i padri non avevano letto questi testi, perché nessuno di loro li ha mai citati. Nessun padre fonda la propria teologia sulla metodologia agostiniana. Quando, successivamente, questi testi sono stati diffusi in Oriente, la tradizione della Chiesa lo ha collocato più propriamente tra gli scrittori ecclesiastici.

Diamo un esempio dei suoi errori. De Trinitate, III, 11, 21-22. Agostino afferma che Dio non può apparire nella Sua essenza, e da questo deduce che tutte le apparizioni fatte ai patriarchi siano avvenute mediante una creatura visibile, sottomessa alla volontà del Creatore.

Egli è caduto nello stesso errore per cui Barlaam è stato condannato.

Oggi certa teologia ecumenista tende a considerare Agostino un “padre della Chiesa cristiana” in senso generale, quasi sullo stesso piano dei grandi padri teofori della Chiesa Ortodossa, e poi usa le sue deviazioni teologiche per dire che anche i padri possono sbagliare nei dogmi fondamentali. La negazione dell’inerranza dei santi padri è oggi uno degli strumenti più pericolosi dell’Ecumenismo. Indebolisce la coscienza dogmatica della Chiesa Ortodossa e relativizza l’autorità dei padri.

Il punto centrale è chiarire che cosa significhi realmente l’inerranza patristica. Essa non riguarda ogni opinione personale, ogni dettaglio storico od ogni possibile teologumeno, ma riguarda la verità dogmatica della Chiesa, in particolare la teologia trinitaria e cristologica. Non esiste un solo padre autentico, giunto alla divinizzazione, che abbia errato in materia di Trinità, cristologia, salvezza dell’uomo, grazia increata o visione di Dio. I padri possono usare una terminologia non ancora fissata; possono essere chiariti dai concili successivi; ma non cadono nell’eresia. L’eresia non è una semplice imprecisione. L’eresia è blasfemia: altera la verità rivelata su Dio, su Cristo e sulla salvezza.

Il VII concilio ecumenico ci offre un criterio molto chiaro. Quando gli iconoclasti presentarono scritti contro le icone attribuiti a sant’Epifanio di Cipro, il concilio dichiarò che un santo padre non può cadere in questo errore. O Epifanio non è santo o lo scritto non è suo. Il concilio respinse lo scritto attribuito a Epifanio.

Oggi il concetto di inerranza dei padri viene spesso frainteso o dimenticato. In molte accademie teologiche non viene più insegnato in modo chiaro, mentre il concetto di “consenso patristico” viene spesso abusato. Il consenso dei padri è la manifestazione ecclesiale dell’armonia della tradizione, ma non è la fonte dell’inerranza. I padri dicono la stessa cosa perché partecipano alla medesima verità nello stesso Spirito Santo.

In particolare, la cosiddetta scuola neo-patristica di Parigi ha contribuito a diffondere una lettura modernista dei padri, nella quale la loro autorità viene reinterpretata. Vengono introdotte, come “testimoni divinizzati”, anche figure più recenti, come Sofronio di Essex, nonostante presentino elementi estranei alla tradizione patristica e canonica.

Se ogni errore dogmatico può essere letto come semplice “diversità di linguaggio”, allora come possiamo opporci a coloro che vogliono rimettere nella Chiesa Origene, Evagrio Pontico, Nestorio e i monofisiti?

Dove la tradizione diventa modificabile, l’Ecumenismo può entrare come apparente sviluppo teologico. L’Ecumenismo cerca di provare che la tradizione sia plurale, ambigua, contraddittoria, bisognosa di essere reinterpretata. Ma questa non è la coscienza della Chiesa Ortodossa. La Chiesa vive della verità rivelata, custodita dai profeti, dagli apostoli, dai concili e dai santi padri.

VIDEO DELL’INTERVENTO: https://www.youtube.com/watch?v=C5k8jk0hwoc

VIDEO DELLA CONFERENZA: https://www.youtube.com/watch?v=6FOcaiy7Vyo

REPORT DELLA CONFERENZA: https://theosiseditrice.com/conferenza-internazionale-ecumenismo-tra-dialogo-e-strumentalizzazione-politica/

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