Union of Orthodox Journalists (UOJ)
Presentato il libro sul “papato” di Costantinopoli e lo scisma in Ucraina a Roma
Secondo i teologi, lo scisma ucraino ha mostrato come il Fanar si sia trasformato da “primo tra uguali” a “primo senza eguali”.
Il 24 ottobre 2025, a Roma, si è svolta la presentazione del volume collettivo «Ecclesiologia ortodossa e scisma in Ucraina», edito da Theosis e scritto da Vassilios Touloumtsis, dal monaco athonita padre Paisios Kareotis, dal monaco Epifanios Kapsaliotis e da Georgios Karalis.
Gli autori mettono in evidenza un sorprendente parallelismo tra la crescente autorità del patriarca ecumenico di Costantinopoli e la posizione del papa di Roma nel Cattolicesimo, sostenendo che il patriarca ecumenico ha assunto prerogative simili a quelle del pontefice romano.
Essi spiegano che, nella Chiesa Cattolica Romana, il vescovo di Roma ha una giurisdizione diretta su tutte le chiese locali e può intervenire in qualsiasi diocesi. Non è considerato primus inter pares (“primo tra pari”) – poiché il concilio vaticano I ha proclamato la sua infallibilità ex cathedra e la sua giurisdizione universale.
Al contrario, la tradizione ortodossa sostiene che i vescovi possiedono pari autorità e devono riunirsi in sinodi locali o ecumenici per deliberare su questioni di fede e di diritto canonico. Il primus inter pares – patriarca, arcivescovo o metropolita che presiede il sinodo – è soggetto a esso e responsabile davanti agli altri vescovi: può convocare e presiedere, ma non può interferire nella giurisdizione altrui, poiché non ha autorità universale.
«Tuttavia negli ultimi tempi tutto è cambiato», si legge nell’introduzione del libro. «Il patriarca ecumenico di Costantinopoli ha rivendicato per sé i medesimi diritti del papa, e da primus inter pares è divenuto primus sine paribus – “primo senza pari” – esercitando una giurisdizione universale. Lo scisma in Ucraina ha mostrato l’abolizione della tradizione conciliare ortodossa: il passaggio da un’ecclesiologia sinodale di vescovi pari tra loro a un primato senza pari».
Gli autori ricordano che il settimo concilio ecumenico (787), come i sei precedenti, ha consolidato e confermato la tradizione conciliare e canonica della Chiesa, stabilendo un chiaro punto di riferimento per l’accoglienza degli eretici e degli scismatici. «Sebbene questo concilio sia stato utilizzato dal patriarcato di Costantinopoli come modello ecclesiologico per il riconoscimento degli scismatici ucraini, è evidente che nessun principio ecclesiologico sia stato effettivamente rispettato. Il risultato non è stata la guarigione dello scisma, ma la mera appropriazione del titolo di “Chiesa canonica”. Questo approccio non ha nulla in comune con lo spirito e il metodo del settimo concilio ecumenico», scrivono.
Secondo gli autori, la tendenza verso un “primato senza pari” riflette un fenomeno più ampio di indebolimento e marginalizzazione della tradizione patristica, la quale, in una forma teologica ibrida, viene oggi utilizzata da istituzioni ecclesiastiche solo per servire la “correttezza politica” e per ottenere armonia con i poteri secolari. Il volume offre un’analisi teologica dello sviluppo attuale dell’ecclesiologia ortodossa e delle sue conseguenze per l’unità della Chiesa.
La presentazione di Roma è divenuta un evento significativo nel dibattito teologico ortodosso contemporaneo, mostrando la risonanza internazionale della questione ecclesiale ucraina.
In precedenza, il patriarca Bartolomeo aveva più volte giustificato la concessione del tomos all’OCU, appellandosi a motivi di carattere ambientale e geopolitico.
LIBRO:
https://theosiseditrice.com/libro/ecclesiologia-ortodossa-e-scisma-in-ucraina/


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