Immagine: chiesa ortodossa russa di Santa Caterina Martire a Roma.
La Chiesa Ortodossa è stata fondata da Gesù Cristo ed è la manifestazione vivente della Sua presenza nella storia dell’umanità. Le caratteristiche maggiormente evidenti nell’Ortodossia sono la sua ricca vita liturgica e la sua fedeltà alla Tradizione apostolica. I cristiano-ortodossi credono che la loro Chiesa abbia conservato la Tradizione e la continuità della Chiesa antica in tutta la sua pienezza a differenza di altre confessioni cristiane che, in misura più o meno maggiore, hanno abbandonato la Tradizione comune della Chiesa nei primi dieci secoli. Oggi la Chiesa Ortodossa conta all’incirca 300 milioni di cristiani che seguono la fede e la prassi definite dai primi sette concili ecumenici. Il termine “ortodosso” (= retta fede e retta gloria) è stato tradizionalmente utilizzato nel mondo ellenofono per designare comunità o individui che conservavano la vera fede definita dai concili in contrapposizione a quelli che venivano dichiarati eretici. La designazione ufficiale utilizzata dalla Chiesa nei suoi testi liturgici e canonici è “la Chiesa Ortodossa Cattolica” (dal greco katholikòs, cioè universale).
La Chiesa Ortodossa è una famiglia di Chiese “autocefale” (che si governano da sole) di fronte alle quali il Patriarca Ecumenico (= universale) di Costantinopoli ha un titolo onorario primaziale di primus inter pares (primo tra uguali). La Chiesa Ortodossa non è un’organizzazione centralizzata al cui capo c’è un pontefice. L’unità della Chiesa è data non da un’organizzazione esterna ma dalla comune fede e dalla comunione sacramentale. Nessun uomo sta a capo della Chiesa poiché il suo Capo è Cristo. Il numero delle Chiese autocefale è cambiato a seconda dei momenti storici. Oggi abbiamo: la Chiesa di Costantinopoli (Istanbul), la Chiesa di Alessandria (Egitto), la Chiesa di Antiochia (la cui sede centrale è a Damasco, in Siria), le Chiese di Gerusalemme, Russia, Serbia, Romania, Bulgaria, Georgia, Cipro, Grecia, Polonia, Albania, e America.
Ci sono anche le Chiese “autonome” che hanno una certa dipendenza canonica con la Chiesa che le ha generate. Esse sono nelle repubbliche ceca e slovacca, nel Sinai, a Creta, in Finlandia, in Giappone, in Cina e in Ucraina. Esiste inoltre una grande diaspora ortodossa disseminata in tutto il mondo e suddivisa amministrativamente tra le varie giurisdizioni, ossia dipendenti dalle Chiese autocefale summenzionate. Le prime nove Chiese autocefale sono rette da patriarchi, le altre da arcivescovi o metropoliti. Questi titoli sono strettamente onorari perché tutti i vescovi sono completamente uguali tra loro avendo ricevuto tutti la stessa benedizione dallo Spirito Santo.
L’ordine di precedenza con il quale sono state elencate le Chiese autocefale non riflette la loro attuale influenza o l’importanza numerica. Ad esempio oggi i Patriarcati di Costantinopoli, Alessandria e Antiochia sono solo l’ombra della loro grandezza passata. È rimasto solo un certo rispetto verso il primato di onore del patriarca di Costantinopoli, dal momento che è stato riconosciuto dagli antichi canoni poiché Costantinopoli è stata la capitale dell’Impero romano. Tale primato è unicamente un simbolo dell’unità della Chiesa. Le moderne conferenze pan-ortodosse sono, in tal modo, convocate dal patriarca ecumenico di Costantinopoli. Diverse Chiese autocefale sono, di fatto, delle Chiese nazionali. La più grande tra loro è quella russa. Comunque la norma per l’organizzazione ecclesiastica nella Chiesa Ortodossa non è il criterio di nazionalità ma il principio territoriale.
Nel senso più strettamente teologico, «l’Ortodossia non è unicamente un tipo di organizzazione terrena servita da patriarchi, vescovi e preti che hanno un particolare ministero in quella Chiesa denominata “Ortodossa”. L’Ortodossia è il Corpo mistico di Cristo, il cui capo è Cristo stesso (cfr. Ef 1:22-23 e Col 1:18 et seguenti). La composizione di questo Corpo non include solo i preti ma tutti coloro che credono veramente in Cristo, coloro che sono stati battezzati, coloro che vivono e coloro che sono morti con fede e pietà».
Il grande scisma tra la Cristianità occidentale e quella orientale (1054) è stato il culmine di un processo graduale di straniamento tra le due parti che iniziò nei primi secoli del Cristianesimo per accentuarsi nell’epoca medievale. Delle differenze culturali e linguistiche, esasperate da interessi prevalentemente politici, hanno contribuito a scavare questo solco di separazione. Dal IV all’XI secolo Costantinopoli non fu solo il centro della Cristianità per l’Oriente mediterraneo, ma anche la capitale dell’Impero romano, detto impropriamente “bizantino”. Roma e tutto l’Occidente, nonostante le differenze suaccennate e le incursioni barbariche, continuavano a pregare per l’impero e a sentirsene parte integrante. Cominciarono a sentire l’impero “bizantino” un concorrente solo sotto l’influenza politica dei franchi, i quali si servirono delle differenze tra le Chiese per le loro rivendicazioni politiche. La teologia occidentale è stata quindi sempre più segnata dall’influenza di sant’Agostino d’Ippona (354-430) e ha perso gradualmente contatto con la ricca tradizione teologica della Cristianità orientale. Nello stesso tempo la sede del patriarcato romano fu completamente assorbita dal mondo franco-germanico. Le differenze teologiche sarebbero state superate se non si fosse determinato in Occidente un concetto completamente differente di autorità nella Chiesa. La crescita del primato romano, basato sul concetto dell’origine apostolica della Chiesa di Roma che non rivendicava più soltanto un’autorità nominale ma pure giurisdizionale al di sopra di altre Chiese, era incompatibile con l’antica ecclesiologia tradizionale ortodossa. I cristiani orientali consideravano tutte le Chiese come sorelle tra loro e vedevano il vescovo di Roma solo come un primus inter pares tra altri fratelli vescovi. Per l’Oriente, come pure per l’Occidente prima del 1054, la più alta autorità per dirimere le dispute dottrinali non era stabilita da alcuna singola Chiesa o da qualche vescovo ma dal concilio ecumenico di tutte le Chiese sorelle. Naturalmente al tempo la Chiesa di Roma, non potendo confrontarsi ampiamente e liberamente con le altre Chiese, ha cominciato ad adottare diversi insegnamenti erronei, non basati sulla Tradizione. Passo dopo passo è giunta a proclamare l’insegnamento dell’infallibilità quando il papa insegna ex cathedra. La proclamazione di questo dogma ha ulteriormente approfondito la distanza tra i cristiani occidentali e quelli orientali. Le comunità protestanti che si sono separate da Roma lungo i secoli si sono ulteriormente allontanate dall’insegnamento dei santi padri e dai concili ecumenici. A causa di queste serie profonde differenze la Chiesa Ortodossa non è in comunione con quella cattolico-romana e con le comunità protestanti. I teologi più tradizionali ortodossi non riconoscono il carattere ecclesiale salvifico delle Chiese occidentali, fatto salvo il libero misericordioso intervento divino e la positiva disposizione del singolo, mentre i più aperti riconoscono che lo Spirito Santo possa agire, in un certo modo, in seno a queste comunità benché non posseggano la pienezza della grazia e i doni spirituali della Chiesa Ortodossa. Molti seri teologi ortodossi sono dell’opinione che, tra le confessioni ortodosse e quelle eterodosse, specialmente nella sfera dell’esperienza spirituale, la comprensione di Dio e della salvezza ha un’ontologica differenza che non può essere semplicemente attribuita ad uno straniamento culturale e intellettuale tra Occidente e Oriente ma è la diretta conseguenza di un graduale abbandono della Sacra Tradizione da parte dei cristiani eterodossi.
Al tempo dello Scisma del 1054 tra Roma e Costantinopoli, gli appartenenti alla Chiesa Ortodossa erano in Medio Oriente, nei Balcani e in Russia. Essi si riferivano alla capitale dell’Impero “bizantino”, Costantinopoli, chiamata pure Nuova Roma. Le vicissitudini storiche hanno gradualmente modificato le strutture interne della Chiesa Ortodossa ma, pure oggi, la massa dei suoi appartenenti vive ancora nelle stesse aree geografiche. L’espansione missionaria verso l’Asia e l’emigrazione in Occidente hanno contribuito a mantenere la considerazione dell’Ortodossia nel mondo. Oggi la Chiesa Ortodossa è presente praticamente dappertutto nel mondo e porta dovunque la pienezza della Tradizione apostolica e patristica ai popoli.
La Chiesa Ortodossa è conosciuta pure per l’attenzione che essa pone alla vita monastica. L’ininterrotta tradizione monastica della Cristianità Ortodossa deriva dai monasteri egiziani nel deserto del III-IV secolo. Ben presto il monachesimo si disseminò in tutto il mondo mediterraneo e nell’Europa: in Palestina, Siria, Cappadocia, nelle Gallie, in Irlanda, Italia, Grecia e nei paesi slavi. Il monachesimo è sempre stato un faro per l’Ortodossia; ha avuto e continua ad avere un impatto forte e durevole nella vita spirituale ortodossa.
Oggi la Chiesa Ortodossa ha un tesoro inestimabile. La sua ricca tradizione liturgica deriva dai primissimi secoli del Cristianesimo. Il senso del sacro, la bellezza e la grandiosità della Divina Liturgia mostrano la presenza del cielo sulla terra in modo vivo e intenso. L’arte e la musica della Chiesa Ortodossa hanno un ruolo particolarmente funzionale alla vita liturgica e aiutano pure i sensi del corpo a percepire la grandezza dei misteri divini. Le icone ortodosse non sono semplicemente dei bei lavori artistici con funzione didattica. Sono primariamente dei mezzi attraverso i quali si sperimenta la realtà del Regno celeste sulla terra. Le sante icone pongono come in un reliquiario l’incommensurabile profondità del mistero dell’incarnazione di Cristo per la cui difesa migliaia di martiri hanno sacrificato la loro vita.


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