Piccolo sinassario dei padri neptici del deserto

Sant’Isacco il Siro. Pochi elementi biografici sono conosciuti. Da alcuni indici degli scritti pare che abbia vissuto o all’inizio o a metà del VI secolo. È nato nel Beth Qatraye. È diventato vescovo di Ninive, ma rimase in questa carica solo cinque mesi. Dopo il permesso patriarcale diventò anacoreta sul monte Matut, dove visse con altri anacoreti. Poi si recò nel monastero di Rabban Shabur, dove studiò le scritture e i padri. Dopo tanto ascetismo e durezza di vita, diventò cieco. Morì in età avanzata. I suoi insegnamenti trovarono molta eco nel mondo cristiano. La sua memoria si festeggia il 28 settembre e il 28 gennaio insieme al suo compatriota Efrem. Scrisse poco, ma le sue opere sono un tesoro per la vita spirituale dell’Ortodossia. Delle sue opere si salvano oggi due collezioni.

Sant’Efrem il Siro. Il più grande dei padri siriani. È nato a Nisibis, città della Mesopotamia, intorno al 306. Da giovane lasciò il mondo e diventò discepolo dell’anacoreta Giacomo (31 ottobre). Senza poter studiare, per la grande vita ascetica che lo condusse alla santificazione, conquistò la saggezza di Dio e il carisma dell’insegnamento. Nel 363, quando Nisibis cadde nelle mani dei Persiani, molti cristiani si rifugiarono a Edessa. Lì andò anche san Efrem che, dopo una rivelazione divina, aprì una scuola per l’insegnamento della fede ortodossa. Vi studiarono molti cittadini di Edessa, diventando insegnanti di riguardo nella Chiesa Siriana. Famoso per le lotte contro gli ariani in favore della fede ortodossa, sì addormentò nel Signore nel 372. La Chiesa festeggia la sua memoria il 28 gennaio. È autore di molte opere sui temi della fede e della vita ortodossa.

Sant’Antonio il Grande. Nacque il 251 a Coma, in Egitto, da genitori ricchi e devoti. Dopo la loro morte, intorno al 270, distribuì la sua ricchezza ai poveri e affidò la sorella più piccola alle vergini di un monastero, per potersi così dedicare liberamente a una severa ascesi.
Inizialmente rimase davanti alla sua casa, vivendo nel digiuno, nelle veglie e nella preghiera. In seguito s’isolò vicino a Iraclupoli. Poi abitò in un’antica tomba, lontana dalla città, dove il demonio gli mosse una dura guerra. Nel 285 passò il Nilo per stabilirsi nel deserto libico detto Pispir, dove condusse un’ascesi severa, lottando con i demoni per vent’anni. Durante questo periodo molti monaci e fedeli lo visitarono per ascoltare i suoi insegnamenti.
Durante la persecuzione di Massimino Daia (311), andò ad Alessandria D’Egitto con l’intento di martirizzarsi per testimoniare la fede cristiana. Seguì i testimoni (martiri) fino nei tribunali e in prigione, sostenendoli fino al luogo del loro martirio. Pur non riuscendo a dare testimonianza con l’estremo sacrificio, divenne oggetto di ammirazione e imitazione tra gli alessandrini, portando molti alla fede ortodossa.
Più tardi si spostò sul monte Colzim, dove si stabilì definitivamente e dove oggi sorge il monastero copto di Sant’Antonio.
Nel 338 lasciò temporaneamente il suo amato deserto per andare ad Alessandria d’Egitto «con la preghiera di tutti i vescovi e di tutti i fratelli» e lottare contro l’arianesimo, commuovendo il popolo con la sua santità raggiante. Ritornato nel suo eremitaggio, continuò a ricevere molti visitatori. Innumerevoli le epistole che riceveva da ogni luogo dell’Impero Romano. Anche gli imperatori romani, ormai divenuti cristiani, scrivevano a lui “come fosse il loro padre”, augurandosi di riceverne una risposta edificante.
Morì il 356 all’età di 105 anni, mantenendo fino alla fine le sue forze somatiche e spirituali. La sua memoria viene celebrata il 17 gennaio.
Sant’Antonio, anche se non fu né il primo monaco né il primo asceta della Chiesa (sappiamo infatti che, quando nacque, san Paolo il Tebano era già nel deserto), viene considerato da tutti il fondatore della vita monastica, perché il suo esempio di ascesi spirituale fu così luminoso da essere considerato come prototipo dell’eremita. Con la sua guida i suoi discepoli costruirono monasteri e lavre (agglomerati di celle eremitiche) in molte parti del deserto. La sua fama fu tramandata in tutto il mondo cristiano, cioè in Africa, in Spagna, nelle Gallie e a Roma, per poi diffondersi ovunque.

San Giovanni il Pietoso (o Eleimon). Proveniva da Amatunte (Cipro), dove nacque in un’importante famiglia. Sotto la pressione dei genitori si sposò ed ebbe due figli. Tuttavia ben presto divenne vedovo e anche i suoi figli morirono, così decise di dedicarsi all’ascesi.
Come Patriarca di Alessandria (610-619) combatté il monofisismo, distinguendosi come protettore dei poveri e dei malati. È proprio per questo grande amore per gli uomini che fu poi chiamato Pietoso (Eleimon).
Quando, nel 614, Gerusalemme fu occupata dai Persiani, molti esuli scapparono dalla Palestina e si rifugiarono ad Alessandria. Fu allora che il santo aiutò quotidianamente 7500 profughi e poveri, mandando contemporaneamente denaro, cibo e operai a Gerusalemme per la ricostruzione dei templi cristiani distrutti. San Giovanni si addormentò nell’anno 619 nella sua patria, Cipro, mentre viaggiava verso Costantinopoli. Fu seppellito nella chiesa di San Ticone ad Amatunte; la sua memoria cade il 12 novembre.

San Diadoco. Visse nel V secolo. Divenne vescovo nell’antica città di Fotice, nell’Epiro, dove attualmente sorge Paramythia. Si distinse per la sua lotta contro l’eresia, specialmente contro il monofisismo, per la sua organizzazione della vita monastica e come scrittore.
La fama di san Diadoco aumentò dopo la sua morte per il gran numero dei suoi scritti teologici (oggi se ne salvano pochissimi). Il testo più conosciuto, che influenzò notevolmente la teologia mistica e ascetica, si intitola Cento capitoli gnostici. La sua memoria viene festeggiata il 29 marzo.

San Giovanni Cassiano. Il romano, o semplicemente l’abbà Cassiano, nacque nella seconda metà del IV secolo nella provincia romana Scythia Minor, che si trova sulla costa ovest del Ponto Eusino (Mar Nero) ed è attualmente la Dobrugia della Romania. Visse insieme al suo amico Germano per due decenni (380-399) nei centri monastici dell’Oriente: Palestina ed Egitto. In seguito andò a Costantinopoli diventando discepolo di san Giovanni Crisostomo, che lo consacrò (chirotonia) diacono. Intorno al 414, già presbitero, andò in Gallia addolorato per la persecuzione del santo gerarca. Nei dintorni di Marsiglia fondò due monasteri. Uno maschile di San Vittorio e uno femminile del SS. Salvatore. Fu il primo grande organizzatore della vita monastica dell’Occidente. Morì intorno al 435 e la sua memoria si festeggia il 29 febbraio.
Le principali opere scritte dall’abbà Cassiano sono due: Intorno alle istituzioni del cenobio e intorno alla terapia degli otto principali mali e Conferenze dei padri. Quest’ultimo contiene i dialoghi che egli e il suo amico Germano fecero con gli asceti dell’Egitto. L’importanza di queste opere è confermata dall’immediata loro traduzione in greco e dalla loro successiva introduzione nella Filocalia.
 
Sant’Isaia di Scete. Importante asceta del IV secolo, visse fino all’inizio del V. Figlio di un ricco commerciante, distribuì la sua ricchezza in elemosine ai poveri, ai monaci, ai monasteri e presso i templi cristiani. Trascorse la sua vita monastica nella lavra di Scete d’Egitto. Conobbe e visse con i famosi abbà della sua epoca, come Pimeno, Achillà, Amoi e Macario. È stato discepolo di quest’ultimo, mentre ebbe come discepolo Pietro. Dell’abbà Isaia oggi si salvano undici Apoftegmi (detti) che ci fanno conoscere un uomo pieno di discernimento e saggezza. Scrisse anche il famoso Logus askitikus (Parole ascetiche).

San Marco l’Asceta. Visse tra il IV e il V secolo. In principio fu discepolo di san Giovanni Crisostomo divenendo presbitero. In seguito visse come eremita forse nel deserto della Galazia, dove si addormentò nel 430, avendo superato i 100 anni. Scrisse molte opere dogmatiche e ascetiche. Queste ultime divennero così famose che i cristiani dell’epoca abitualmente dicevano: «Vendi tutto e compra Marco!». La maggior parte delle sue opere andarono perse nel tempo. Nella Filocalia se ne conservano tre: Capitoli intorno alla legge spirituale; Capitoli intorno a chi crede di salvarsi con le sole opere; Epistola al monaco Nicola. La sua memoria viene festeggiata il 5 marzo.

San Palladio di Galazia. Nacque nel 365 in Galazia; divenne monaco all’età di 23 anni. Per conoscere la vita monastica e i detti dei famosi asceti girovagò per moltissimi centri monastici di allora. Rimase due anni in Palestina e visitò i monasteri e gli skita di Alessandria. Tre anni più tardi visitò i deserti della Nitria e della Cellia, dove conobbe l’abbà Evagrio Pontico.
All’inizio del 400 venne consacrato, forse da san Giovanni Crisostomo, vescovo di Elenopoli di Bitinia (Asia minore).
L’esilio di san Giovanni Crisostomo coinvolse anche lui, che venne mandato nell’Alto Egitto. Tornò in Galazia dopo la morte di Teofilo di Alessandria, senza però rioccupare la cattedra episcopale di Elenopoli. Nel 417 divenne vescovo nella città di Aspuna. Morì prima del 431. La sua memoria si celebra il 28 gennaio.
La sua opera più conosciuta è la Storia Lausiaca. Il titolo prende il nome dal ciambellano dell’imperatore Teodosio II, Lauso, che gli comandò detta opera. In essa Palladio espone con oggettività i suoi ricordi personali e varie informazioni sulla vita dei monaci di Siria, Egitto, Palestina e Italia. È evidente che in molti casi usò anche fonti scritte, rendendo l’opera preziosa per la storia del monachesimo antico.

San Pacomio. Nacque intorno al 290 a Latopoli d’Egitto, sulla sponda sinistra del Nilo. I suoi genitori erano pagani. Da giovane venne arruolato nell’esercito romano, dove conobbe vari soldati cristiani. Colpito dalla loro fede e virtù, decise di imitarli. Al suo congedo si battezzò e, cominciando a vivere come eremita nei deserti, trovò rifugio in un antico tempio pagano. Qui studiò con zelo la Santa Scrittura. Sentendo poi parlare del famoso asceta Palamone, divenne suo discepolo e imitò la sua vita caratterizzata da quattro principali elementi: severo digiuno, preghiera incessante, lavoro e pietà.
Passati dieci anni, il santo ebbe una rivelazione divina che lo spinse a costruire un monastero cenobitico a Tabennesi, un villaggio deserto nella sponda destra del Nilo. Più tardi si unirono a lui molti fratelli richiamati dalla sua fama e dalla santità di vita. In poco tempo il monastero conterà 100 monaci. Col crescere dei fratelli, il santo costruirà un altro monastero più grande, un po’ più a nord del primo. Pian piano i monasteri aumentarono e i monaci furono migliaia. I monasteri maschili erano nove e quelli femminili, sotto la guida della sorella, erano due. Tutti furono costruiti dal 320 al 346.
Intorno al 330 san Atanasio il Grande visitò la fraternità e diventò amico fraterno di Pacomio.
Dopo la Pasqua del 346 una grande pestilenza colpì a morte più di 100 monaci. Fra di loro ci fu anche il santo, che si addormentò dopo quaranta giorni di terribili prove. Il 15 maggio si festeggia la sua memoria.
Il canone della vita monastica lasciato da Pacomio, basato su ascesi, lavoro e obbedienza, divenne prototipo della vita cenobitica in Oriente come in Occidente.

Santa Sincletica. Visse ad Alessandria d’Egitto nel IV secolo. Originaria di una ricca famiglia, era da molti richiesta in sposa. Ma ella distribuì la sua ricchezza ai poveri e si dedicò alla vita ascetica. In principio visse da sola per nascondere il suo regime di vita. Poi, dopo molti anni, fu costretta ad accettare vicino a lei molte discepole mandate dal Signore perché fossero istruite con le sue parole e le sue opere. Alla fine della sua vita una terribile malattia mangiò tutta la sua carne. Si riposò all’età di 80 anni. La sua memoria si festeggia il 5 gennaio. Secondo una leggenda, santa Sincletica sarebbe quella fanciulla che aveva nascosto nel pozzo san Atanasio il Grande per sei anni.

San Longino. La tradizione lo identifica come quel centurione che riconobbe la Divinità di Cristo sul Golgota con le parole: «Davvero costui era Figlio di Dio!». (Mt 27:54; Mc 15:36). Originario della Cappadocia, servì l’esercito romano come centurione al servizio del governatore della Giudea Ponzio Pilato. Ricevette l’ordine di presentarsi alla crocifissione di Cristo con i suoi cento soldati e di custodire la sua tomba. Quando vide i miracoli che seguirono la morte di Cristo con la sua resurrezione, non soltanto lo confessò come Dio, ma rifiutò con altri due soldati i soldi che i Giudei gli offrirono per parlare contro la resurrezione del Dio-uomo. Dopo di questo san Longino assieme ai due soldati (dei quali uno era quello che trafisse con una lancia il costato destro del Signore) si ritirarono in Cappadocia, dove predicarono la fede di Cristo.
Ponzio Pilato però, dopo l’accusa dei Giudei, scrisse all’imperatore romano Tiberio che Longino aveva lasciato l’esercito confessando pubblicamente Gesù Cristo come Dio. Con il decreto di Tiberio, a san Longino e ai due compagni fu tagliata la testa. La loro memoria si festeggia il 16 ottobre.

Santa Teodora di Alessandria. Visse ad Alessandria nella seconda metà del V secolo. Era moglie di un ricco devoto di nome Panfutio. In seguito al rimorso della sua coscienza per aver tradito il marito, indossò abiti maschili e si presentò come un eunuco in un monastero maschile, divenendo monaco con il nome di Teodoro. Lì viveva in severa ascesi assieme agli ignari fratelli. Dopo un certo tempo venne accusata da una fanciulla che aveva partorito di essere il padre di suo figlio. La santa, umilissima, accettò la calunnia come vera, impegnandosi a mantenere questo bambino e sua madre. La sua innocenza fu confermata solo dopo la sua morte, quando, spogliatala per lavarla prima della sepoltura, videro che era una donna. La sua memoria viene festeggiata l’11 settembre.

San Gregorio Magno. Nato a Roma nel 540 da un’importante famiglia, era bisnipote di papa Felice III. Studiò legislatura e le Sacre Scritture, divenendo giudice. Quando suo padre morì, usò la ricchezza ereditata per santi scopi. Nel 574 trasformò la sua casa paterna a Roma in monastero, dedicandola a sant’Andrea. Invitò un igumeno a presiedere il monastero ed egli stesso divenne un semplice monaco.
Nel 590 il clero e il popolo lo elessero come vescovo di Roma. Lavorò come ieroapostolo per la conversione dei Longobardi, Siculi, Sardi, Corsi e Anglosassoni. Regolò con molto discernimento vari temi etici, liturgici e canonici. Alcune di queste regole valgono ancora oggi nella Chiesa Ortodossa. Morì il 12 marzo del 604. La sua santità venne riconosciuta sia in Occidente sia in Oriente. San Gregorio viene anche detto Magno (il Grande) e la sua memoria si festeggia appunto il 12 marzo.
Tra le molte sue opere, la più conosciuta è i Dialoghi, uno scritto sui santi italici in forma dialogica. San Gregorio fa una discussione immaginaria con un certo diacono Pietro, forse suo collaboratore. La presenza di Pietro è simbolica: aiuta con delle domande a passare da un tema a un altro. I Dialoghi sono stati tradotti dal latino in antico greco da papa Zaccaria (741-752).

Sant’Arsenio Magno. Nacque a Roma nel 354 da genitori aristocratici che gli fornirono un’educazione assai elevata. L’imperatore romano d’Oriente Teodosio (379-395), stimando i suoi carismi spirituali, lo invitò a Costantinopoli e lo incaricò dell’educazione dei suoi figli Arcadio e Onorio. Grazie alla sua riconosciuta cultura e virtù, prese il titolo di “padre dei re”. La gloria e l’onore però non lo distolsero. Un giorno, mentre stava pregando nel palazzo imperiale, sentì una voce divina che diceva: «Arsenio, vai lontano dagli uomini e ti salverai». Nel 395 lasciò quindi Costantinopoli per andare nello skita del deserto libico, dove si sottopose a un’ascesi severa, giungendo ad alti livelli di virtù. La sua fama si estese a tutto l’Egitto e al di fuori di esso. Molti monaci e fedeli vennero a lui per prendere consiglio.
Intorno al 432 un attacco barbarico lo costrinse ad abbandonare l’Egitto, così andò a Troe, presso Menfi, dove visse in ascesi per dieci anni. Poi si trasferì nel monastero di Canopo ad Alessandria e infine si addormentò nel Signore a Troe nel 445 (o 447). La sua memoria si festeggia l’8 maggio.

San Massimo il Confessore. Fu il più grande teologo del VII secolo e il maggiore avversario del monotelismo. Nacque intorno al 580 a Costantinopoli da una ricca famiglia. Inizialmente fu segretario dell’imperatore Eraclio, ma dal 613 abbandonò la vita di corte per divenire monaco. Il monastero di Crisopoli, situato di fronte alla capitale imperiale Costantinopoli, fu per lungo tempo la sua sede. Nel 624 la minaccia persiana rese insicuri i territori imperiali e ciò obbligò Massimo a trasferirsi a Cizico e in seguito in Africa. In quest’ultimo luogo sostò presso il monastero di Eucrata, non lontano da Cartagine. Qui risiedeva anche un altro fuggiasco dalla Palestina: il monaco Sofronio. I due furono informati delle azioni del nuovo patriarca di Alessandria, Ciro, il quale aveva aderito all’accordo unionista con i monofisiti, accettando il monotelismo. In quest’accordo alcuni monofisiti avevano riconosciuto le due nature di Cristo, ma per loro, siccome queste nature avevano una sola persona, quella del Logos, non poteva che esserci una sola operazione (enérgheia) e una sola volontà.
Sofronio e Massimo si opposero energicamente a quest’eresia cristologica e partirono alla volta d’Alessandria con l’intento di organizzare una reazione. Dopo la morte dell’imperatore Eraclio, il patriarca di Costantinopoli Pirro fu allontanato dalla sua sede. Quest’ultimo giunse in Africa ed ebbe una discussione pubblica con Massimo nel 645 (discussione che si riporta in buona parte qui di seguito).
Gli atti di tale discussione sono giunti fino ai nostri giorni e da ciò si comprende come Massimo sia stato l’anima della lotta contro i monoteliti. In quest’attività il santo monaco indirizzò epistole all’imperatore, al papa e al patriarca di Costantinopoli. Contro tali eretici scrisse numerosi libri e organizzò tre concili. Dopo la conquista araba dell’Africa, Massimo giunse in Magna Grecia e, nel 645 o nel 646, a Roma. In quest’epoca entrò in polemica con l’imperatore Costanzo, che, con una legge del 647, proibiva di parlare delle energie e delle volontà di Cristo. Il concilio tenutosi nel Laterano del quale Massimo fu l’anima, oltre a condannare il monotelismo, usò dure espressioni contro due decreti del suddetto imperatore.
Questa polemica diretta contro l’imperatore e la corte costò a Massimo notevoli difficoltà e sofferenze che lo tormentarono fino al termine della sua esistenza terrena. In Italia il santo fu arrestato dall’esarca dell’imperatore Teodosio e deportato a Costantinopoli con due suoi amici, entrambi di nome Anastasio: Anastasio il discepolo e Anastasio il legato papale. A Costantinopoli fu deportato anche papa Martino, poi esiliato a Cherson (Sebastopoli), in Crimea, nel 653. Per ben tre volte Massimo si rifiutò di firmare un compromesso proposto dal vescovo Pietro, che nel frattempo divenne patriarca. Secondo tale compromesso teologico, Cristo possedeva due volontà contemporaneamente a una sola. Le due volontà rispecchiavano la distinzione delle due nature, l’unica volontà l’unione delle nature in una sola persona. Questo rifiuto determinò anche per Massimo l’esilio. In seguito, per lo stesso motivo, gli fu tagliata la lingua e amputata la mano destra. «Dopo che gli fu tagliata la lingua, all’improvviso, per opera di Dio, prodigiosamente gli si risanò, cosicché egli continuò a parlare fino alla fine dei suoi giorni». Morì in esilio nell’agosto del 662.
Anche se era un semplice monaco, per venticinque anni è stato il principale esponente della fede ortodossa. Il grande santo porta il titolo di “Confessore” perché confessava – voce fuori dal coro – le due volontà di Cristo. Confessò la fede assieme ai morti, i veri vivi in Cristo, i santi della Chiesa. La fortuna della cristologia dipese dalla fermezza nella verità – a prova di persecuzioni, esilio e torture – di un solo uomo. La Chiesa Ortodossa lo commemora liturgicamente il 13 agosto e il 21 gennaio.

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Avatar Dott. Georgios Karalis

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