Descrizione
La civiltà romano-orientale, poco prima della sua caduta, ha trovato nell’Ortodossia e nell’ortoprassi di san Gregorio Palamas l’elemento più autentico della vita cristiana, a tal punto che due sinodi panortodossi hanno accreditato la teologia palamita come la vera teologia ortodossa e che tutti i teologi ortodossi tradizionalisti contemporanei si considerano neopalamiti.
Palamas, considerato poi l’autocoscienza della Chiesa Ortodossa, non aveva avuto nessuna intenzione di occuparsi di lotta ecclesiale, finché non ebbe una visione miracolosa. In un eremo del Monte Athos, pregava incessantemente con la preghiera del cuore, quando un giorno vide davanti a sé il Signore, dalle cui mani sgorgava latte. Palamas si sentì confuso, ma subito udì la voce del Signore che gli diceva: «Prendi questo latte, che è la teologia, e fallo bere a tutto il popolo ortodosso, affinché non si perda con le nuove eresie». Allora Palamas cominciò la sua lotta ecclesiale in difesa dei santi esicasti e della preghiera del cuore.
Negli scritti di questo santo contemplativo si può notare la presenza di sant’Atanasio il Grande, dei tre padri Cappadoci, di san Giovanni Crisostomo, di san Cirillo d’Alessandria, di san Dionigi l’Areopagita, di san Massimo il Confessore, di san Giovanni Damasceno e di molti padri neptici del deserto. La fusione tra dottrina e teologia ascetica, che è comunque presente in ogni padre della Chiesa, è particolarmente visibile nell’opera completa di san Gregorio Palamas. Ecco perché chiunque voglia conoscere la teologia ortodossa dovrebbe assolutamente immergersi nella sua teologia.
Palamas non usa un linguaggio teologico identico e, di conseguenza, si può fraintendere se e quando ci si basa solo su alcune opere palamite, ad esempio i Centocinquanta Capitoli. Solo chi ha studiato l’intera opera di san Gregorio è in grado di cogliere lo spirito del suo insegnamento. Scopo di questa sintesi è presentare il contenuto teologico dei principali trattati e discorsi di san Gregorio Palamas a un pubblico che non ha molta familiarità con la teologia palamita, in modo che possa conoscerla attraverso san Gregorio stesso e non attraverso i suoi interpreti contemporanei o addirittura i suoi travisatori.







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