Descrizione
In un’epoca in cui la fede sembra perdere il suo significato più profondo e trasformarsi in un semplice voler bene al prossimo, la pratica della dottrina cristiana si fa quasi inesistente.
Qualsiasi cristiano, anche andando tutte le domeniche in chiesa e prendendo i Sacramenti, se si abbandona alla comodità di praticare un Cristianesimo senza nessuna regola, senza canoni, cercando solo teoricamente di voler bene alle altre persone, finisce per nutrire un amore che cerca il proprio interesse, una reciprocità.
Oggi la regola viene spesso vista come un qualcosa di negativo, una forma inutile che limita la libertà personale e rende schiavi.
Amare la propria moglie è ancora considerato importante, ma la regola che mette in pratica questo amore viene vista negativamente. I padri della Chiesa dicevano: «Amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Sua Chiesa», ma aggiungevano anche: «Mariti, non tradite le vostre mogli. Mogli, non tradite i vostri mariti. Il tradimento porta l’infedeltà e l’impurità nel vostro letto coniugale». Queste regole aiutano le persone a preservare l’amore e a rimanere decisi nella fermezza di amare. Amare e tradire non vanno d’accordo, perché chi tradisce non ama la propria moglie o marito, ma solo il suo piacere individualistico. Queste barriere indicano al cristiano che, se vengono oltrepassate, egli non sta vivendo l’amore, ma il suo egoismo e piacere. Ecco perché ogni padre che parlava di teologia dava anche delle regole e ogni concilio ecumenico che esprimeva la fede ortodossa dava anche dei canoni. Lo scopo è aiutare i fedeli a vivere coerentemente la fede in Cristo.
Oggi stiamo perdendo i limiti, quindi la vita cristiana, e così anche la retta fede. L’Ortodossia (retta fede) si concepisce solo nell’ortoprassi (retta vita). Non può esistere teologia senza ortoprassi, e neppure ortoprassi senza teologia.
Questo libro vuole essere una guida per vivere la fede nell’ortoprassi, seguendo Cristo, che per amore ha assunto nell’ipostasi del Logos la natura umana, mantenendo anche la sua natura divina (unione ipostatica), dove il creato entra nell’increato senza confusione, senza mutamento, senza divisione e senza separazione.







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