La Theosis

Dell’archimandrita George Kapsanis,
abate del Sacro Monastero di San Gregorio nel Monte Athos.

Nota: il testo proviene da registrazioni di discorsi tenuti dall’archimandrita George in diverse occasioni, pertanto lo stile dell’opera riflette questo fatto.

La deificazione come scopo della vita dell’uomo

La riflessione sul percorso della nostra vita è una cosa molto seria, perché riguarda la questione più importante: lo scopo per cui siamo sulla Terra. Se l’uomo assume un orientamento corretto su questo tema, se trova il suo vero scopo, può poi affrontare in modo corretto anche tutte le altre questioni e i suoi affari quotidiani, come i rapporti con le altre persone, gli studi, la professione, il matrimonio e l’educazione dei figli. Tuttavia, se non si pone correttamente su questa questione di base, fallirà anche negli altri scopi della vita. Che significato possono avere questi scopi, se la vita umana nel suo complesso non ha un senso?

Lo scopo della nostra vita è dichiarato già nel primo capitolo della Bibbia, quando l’autore ci dice che Dio ha creato l’uomo «a Sua immagine e somiglianza». In questo modo constatiamo il grande amore che il Dio Trino ha per l’uomo: non vuole che sia semplicemente un essere con certi doni, certe qualità, una certa superiorità rispetto al resto della creazione, ma desidera che sia un dio per grazia.

Esternamente, l’uomo sembra solo un essere biologico, come gli altri esseri viventi, gli animali. Certo, è un animale, ma «un animale… che può essere divinizzato grazie alla sua inclinazione verso Dio», come dice significativamente san Gregorio il Teologo (Omelia sull’Epifania MPG 36, 324, 13). È l’unico essere che si distingue da tutta la creazione; l’unico che può diventare un dio.

«A Sua immagine» si riferisce ai doni che Dio ha dato solo all’uomo, unico tra tutte le Sue creature, in modo che costituisca un’immagine di Dio. Questi doni sono una mente razionale, il nous, la coscienza e la capacità di autodeterminazione, in altri termini la libertà, la creatività, l’eros e l’anelito verso l’assoluto e verso Dio, l’autocoscienza personale e tutto ciò che pone l’uomo al di sopra di tutti gli altri esseri viventi della creazione e lo rende un uomo e una persona. Questi sono i doni del «a Sua immagine».

Essendo stato formato «a Sua immagine», l’uomo è chiamato ad acquisire la «somiglianza», in altre parole, la Theosis [NdR: deificazione o divinizzazione]. Il Creatore, Dio per natura, chiama l’uomo a diventare un dio per grazia. [NdR: Dio è l’Unico, increato, eterno, senza inizio né fine, al di là dello spazio e del tempo. Un dio umano divinizzato, per grazia, può avere poteri divini, immortalità e conoscenza, ma è ancora una creatura, con un inizio nel tempo e nel luogo, fatta da Dio].

I doni del «a Sua immagine» sono stati dati all’uomo da Dio affinché potesse salire molto in alto; affinché attraverso di essi potesse raggiungere una somiglianza con il suo Dio e Creatore; affinché potesse avere non una relazione esterna, morale, ma un’unione personale con il suo Creatore.

Può sembrare molto audace dire o pensare che il nostro scopo nella vita è diventare dèi per grazia. Tuttavia né la Sacra Bibbia né i padri della Chiesa ci hanno nascosto questo aspetto.

Purtroppo troviamo molta ignoranza nelle persone al di fuori della Chiesa, ma anche al suo interno, perché tanti presumono che lo scopo della vita sia, nella migliore delle ipotesi, un semplice miglioramento morale, per diventare uomini migliori. Ma il Vangelo, la Tradizione della Chiesa e i santi padri non dicono che l’uomo debba solo migliorare, diventare più morale, più giusto, più autocontrollato e più attento. Tutte queste cose devono essere fatte, ma non sono il grande scopo, lo scopo finale per il quale il nostro Creatore e Artefice ha formato l’uomo. Qual è questo scopo? La deificazione (Theosis): l’unione dell’uomo con Dio, non in modo esteriore o sentimentale, ma ontologico, reale.

Ecco quanto in alto l’antropologia ortodossa colloca l’umanità. Confrontando le antropologie di tutte le filosofie, i sistemi sociali e psicologici con l’antropologia ortodossa, ci accorgiamo molto facilmente quanto queste siano povere e come non riescano a rispondere al grande desiderio dell’uomo di qualcosa di molto grande e vero nella sua vita.

Poiché l’uomo è «chiamato ad essere un dio», cioè è stato creato per diventare un dio, finché non si trova sul cammino della deificazione (Theosis) sente un vuoto dentro di sé; sente che c’è qualcosa che non va; non prova gioia, anche quando cerca di coprire il vuoto con altre attività. Può anestetizzarsi, crearsi un mondo immaginario, ma allo stesso tempo povero, piccolo e limitato, e ingabbiarsi e imprigionarsi al suo interno. Può organizzare la sua vita in modo tale da non essere mai solo con se stesso. Può cercare, attraverso i rumori, la tensione, la televisione, la radio e le continue informazioni su questo e quello, come con le droghe, di dimenticare, di non pensare, di non preoccuparsi, di non ricordare che non è sulla strada giusta, che si è allontanato dal suo scopo.

Alla fine, però, il povero uomo contemporaneo non trova pace finché non trova quel “qualcos’altro”, la cosa più grande che esiste realmente nella sua vita, una cosa veramente bella e creativa.

L’uomo può unirsi a Dio? Può entrare in comunione con Lui? Può diventare un dio per grazia?

L’incarnazione di Dio: la causa della deificazione dell’uomo

I padri della Chiesa affermano che Dio si è incarnato per fare dell’uomo un dio. L’uomo non sarebbe in grado di raggiungere la deificazione (Theosis) se Dio non si fosse incarnato.

Negli anni precedenti a Cristo, erano apparse molte persone sagge e virtuose. Per esempio gli antichi Greci avevano raggiunto standard piuttosto elevati di filosofia sul bene e su Dio. La loro filosofia, infatti, conteneva dei semi di verità, il cosiddetto logos spermatikòs. Erano persone molto religiose, dopo tutto; non erano affatto atei, come cercano di presentarli alcuni dei nostri contemporanei che non conoscono bene i fatti. Ma naturalmente non conoscevano il vero Dio; erano idolatri. Eppure erano persone molto pie e rispettose della divinità. Per questo motivo, gli attuali educatori, insegnanti, politici e governanti, tentando di rimuovere la fede in Dio dalla psiche del nostro popolo devoto [NdR: il popolo greco] senza il suo consenso, tradiscono la cultura greca, e quindi si macchiano di “arroganza” (hybris) nel significato antico della parola. In sostanza, tentano la sua de-ellenizzazione, perché la tradizione dei greci, in tutta la nostra storia antica, recente e moderna, è una tradizione di pietas e di rispetto per Dio, su cui si basava e si basa tutto il contributo culturale mondiale dell’Ellenismo.

Nella filosofia degli antichi Greci si percepisce un certo anelito verso il Dio sconosciuto; un anelito verso l’esperienza di Dio. Erano fedeli e pii, ma non avevano una conoscenza corretta e completa di Dio; mancava la comunione con Dio. La deificazione (Theosis) non era possibile per loro.

Nell’Antico Testamento troviamo altre persone giuste e virtuose. Ma la piena unione con Dio, la Theosis, divenne possibile, venne raggiunta, solo con l’incarnazione del Logos Divino.

Questo è lo scopo dell’incarnazione di Dio. Se lo scopo della vita dell’uomo fosse semplicemente quello di diventare moralmente migliore, non ci sarebbe stato bisogno che Cristo venisse nel mondo, che tutti questi eventi della Provvidenza divina avessero luogo; l’incarnazione di Dio, la croce, la morte e la resurrezione del Signore; tutto ciò che noi cristiani crediamo (pistis) sia avvenuto per opera di Cristo. Profeti, filosofi, uomini giusti e insegnanti avrebbero potuto rendere moralmente migliore l’umanità altrettanto bene.

Sappiamo che Adamo ed Eva furono ingannati dal diavolo e che vollero diventare degli dèi non attraverso l’umiltà, l’obbedienza e l’amore, in collaborazione con Dio, ma facendo affidamento sul proprio potere, sulla propria volontà, in modo autonomo. Ciò significa che l’essenza della caduta fu l’egotismo. Adottando egotismo e autosufficienza, si separarono da Dio e, invece di raggiungere la deificazione (Theosis), raggiunsero esattamente l’opposto: la morte spirituale.

Come dicono i padri della Chiesa, Dio è vita. Quindi chi è separato da Dio è separato dalla vita. Pertanto la morte e la mortificazione spirituale sono il risultato della disobbedienza del primo creato.

Conosciamo tutti le conseguenze della caduta: la separazione da Dio gettò l’uomo in una vita carnale, bestiale e demoniaca. La brillante creazione di Dio si ammalò gravemente, quasi fino alla morte. Ciò che era stato fatto «a Sua immagine» fu macchiato. Dopo la caduta l’uomo perse le condizioni per poter procedere alla deificazione (Theosis), che invece aveva avuto prima di peccare. In questa situazione di grave malattia, quasi morto, non poté più riorientarsi verso Dio. Quindi ci fu bisogno di una nuova radice per l’umanità; ci fu bisogno di un uomo nuovo, che fosse sano e in grado di riorientare la libertà dell’uomo verso Dio.

Questa nuova radice, l’uomo nuovo, è il Dio-uomo, Gesù Cristo, il Figlio e Logos di Dio, che si incarnò per diventare la nuova radice, il nuovo inizio, il nuovo lievito dell’umanità.

Come dice nei suoi scritti teologici san Gregorio Nazianzeno il Teologo, con l’incarnazione del Logos si realizzò una seconda comunione tra Dio e l’umanità. La prima comunione di questo tipo era stata nel Paradiso. Questa, però, fu interrotta. L’uomo fu separato da Dio. Il Dio onnipotente previde quindi un’altra comunione, una seconda comunione, che non può essere interrotta: l’unione tra Dio e gli uomini che avviene nella persona di Cristo.

Il Dio-uomo Cristo, il Figlio e Logos di Dio Padre, ha due nature perfette: divina e umana. Queste due nature perfette sono unite «senza cambiamento, senza confusione, senza separazione e senza divisione» nell’unica persona di Cristo, secondo la famosa definizione del Quarto Concilio Ecumenico di Calcedonia, che, in sintesi, costituisce l’armatura teologica della nostra Chiesa Ortodossa, data sotto la guida dello Spirito Santo, contro le eresie cristologiche di ogni tipo in tutte le epoche. Quindi abbiamo un unico Cristo con due nature, divina e umana.

Dunque, attraverso l’unione delle due nature nella persona di Cristo, la natura umana è irrevocabilmente unita alla natura divina. Perché Cristo è l’eterno Dio-uomo. Come Dio-uomo, è asceso al cielo. Come Dio-uomo, siede alla destra del Padre. Come Dio-uomo, verrà a giudicare il mondo nella Seconda Venuta. Pertanto la natura umana è ora intronizzata nel seno della Santissima Trinità. Niente può più separare la natura umana da Dio. Quindi, ora, dopo l’incarnazione del Signore (non importa quanto noi uomini possiamo peccare, non importa quanto ci stacchiamo da Dio), se desideriamo unirci di nuovo a Dio, attraverso il pentimento, possiamo riuscirci. Possiamo unirci a Lui e diventare così degli dèi per grazia.

Il contributo della Theotokos alla divinizzazione dell’uomo

Il Signore Gesù ci offre la possibilità di unirci a Dio e di ritornare allo scopo originario, che Dio ha pianificato per l’uomo. È per questo che nella Sacra Scrittura viene descritto come la via, la porta, il buon pastore, la vita, la resurrezione, la luce. È il nuovo Adamo [NdR: Adamo è stato creato da Dio, mentre Cristo è lo stesso Dio «generato, non creato, della stessa sostanza del Padre»], che rimedia all’errore del primo Adamo. Il primo Adamo ci ha separati da Dio con la sua disobbedienza e il suo egotismo. Con il Suo amore e la Sua obbedienza al Padre, obbedienza fino alla morte, alla “morte sulla croce”, il secondo Adamo, Cristo, ci riporta nuovamente a Dio. Egli orienta nuovamente la nostra libertà verso Dio, in modo che, offrendola a Lui, ci si possa unire a Lui.

Ma l’opera del nuovo Adamo deve essere preceduta dall’opera della nuova Eva, la Panaghia [NdR: Panaghia o Panagia (dal gr. pan-, “tutto”, e aghios, “santo”) = la Tutta Santa. La Vergine Maria] che, analogamente, pone rimedio al male fatto dalla vecchia Eva. Eva ha spinto Adamo alla disobbedienza. La nuova Eva, la Panaghia, contribuisce all’incarnazione del nuovo Adamo che guiderà l’umanità verso l’obbedienza a Dio. Per questo motivo, come prima persona umana che ha raggiunto la Theosis (in modo eccezionale e di fatto irripetibile), la Theotokos [NdR: Theotokos (dal gr. Theos, “Dio”, e teko, “partorire”) = la Deipara, la Genitrice di Dio. La Vergine Maria] ha svolto un ruolo nella nostra salvezza, non solo fondamentale, ma anche necessario e insostituibile.

Come afferma san Nicola Cabasilas, il grande teologo del XIV secolo, se la Panaghia, nella sua obbedienza, non avesse offerto la sua libertà a Dio (se non avesse detto “sì” a Dio), Dio non avrebbe potuto incarnarsi. Perché Dio, che ha dato la libertà all’uomo, non avrebbe potuto violarla. Non avrebbe potuto incarnarsi se non ci fosse stata una psyché pura, tutta santa e immacolata come quella della Theotokos, disposta ad offrire completamente la sua libertà, la sua volontà, tutta se stessa a Dio, per far sì che Lui potesse raggiungere se stessa e noi.

Dobbiamo molto alla Panaghia. Ecco perché la nostra Chiesa onora e venera la Theotokos. Ecco perché san Gregorio Palamas, riassumendo la teologia patristica, dice che la nostra Panaghia occupa il secondo posto dopo la Santissima Trinità; che è dio dopo Dio, il confine tra il creato e l’increato. «Guida coloro che vengono salvati», secondo un’altra bella espressione di un teologo della nostra Chiesa. E san Nicodemo della Santa Montagna, il fermo luminare e maestro della Chiesa, ha sottolineato che le stesse schiere angeliche sono illuminate dalla luce che ricevono dalla Panaghia.

Ecco perché la nostra Chiesa la loda come «più onorabile dei Cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei Serafini».

L’incarnazione del Logos e la Theosis dell’uomo sono il grande mistero della nostra fede e della nostra Teologia.

La nostra Chiesa Ortodossa lo vive ogni giorno con i suoi Sacramenti, i suoi inni, le sue icone, la sua intera vita. Persino l’architettura di una chiesa ortodossa lo ricorda. La grande cupola delle chiese, su cui è dipinto il Cristo Pantocratore, rappresenta la discesa del Cielo sulla Terra; ci dice che il Signore «piegò il Cielo e discese». San Giovanni evangelista scrive che Dio si fece uomo «e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1:14).

E poiché Egli si è fatto uomo attraverso la Theotokos, noi raffiguriamo la Theotokos nell’abside dell’altare, ad indicare che attraverso di Lei Dio è sceso sulla Terra in mezzo agli uomini. Lei è «il ponte attraverso il quale Dio è disceso» e, ancora, «Colei che conduce quelli della Terra al Cielo», l’abside dei cieli, lo spazio dell’incontenibile, Colei che ha contenuto l’incontenibile Dio dentro di sé per la nostra salvezza.

Inoltre la nostra Chiesa ci mostra uomini divinizzati: coloro che sono diventati dèi per grazia, poiché Dio si è fatto uomo. È per questo che nelle nostre chiese ortodosse possiamo raffigurare non solo il Dio incarnato, Cristo, e Sua Madre immacolata, la Theotokos, ma anche i santi intorno e sotto il Pantocratore. Su tutte le pareti della chiesa dipingiamo i frutti dell’incarnazione di Dio: gli uomini santi e divinizzati.

Pertanto, entrando in una chiesa ortodossa e osservando le bellissime icone dei santi, vediamo subito l’opera di Dio a favore dell’uomo e lo scopo della nostra vita.

Tutto in una chiesa parla dell’incarnazione di Dio e della deificazione dell’uomo.

Il luogo della deificazione dell’uomo

Coloro che desiderano unirsi a Cristo e, attraverso Cristo, a Dio Padre, riconoscono che questa unione si realizza nel corpo di Cristo, che è la nostra Santa Chiesa Ortodossa. Un’unione, ovviamente, non con l’essenza divina, ma con la natura umana divinizzata di Cristo. Ma questa unione con Cristo non è puramente esteriore, né semplicemente morale.

Non siamo seguaci di Cristo come alcuni seguono ad esempio un filosofo o un insegnante. Siamo membra del corpo di Cristo, la Chiesa. La Chiesa è il corpo di Cristo, il corpo reale, non un corpo morale, come alcuni teologi hanno erroneamente scritto, non avendo esaminato in profondità lo spirito della Santa Chiesa. Nonostante la nostra indegnità e peccaminosità, Cristo ci prende come cristiani e ci incorpora a Sé. Ci rende membra di Se stesso. E così diventiamo membra reali del corpo di Cristo, non solo dal punto di vista morale. Come dice l’apostolo Paolo, «Siamo membra del Suo corpo, della Sua carne e delle Sue ossa» (Ef 5:30).

Certamente, a seconda dello stato spirituale dei cristiani, a volte sono membra vive del corpo di Cristo, altre volte sono morte. Tuttavia, anche da morte, non cessano di essere membra del corpo di Cristo. Una persona che riceve il battesimo diventa un membro del corpo di Cristo. Se non si confessa, non fa la Comunione, non conduce una vita spirituale, risulta un membro morto del corpo di Cristo. Ma quando si pente riceve immediatamente la vita divina. Quest’ultima permea la persona, che diventa un membro vivente del corpo di Cristo. Non ha bisogno di essere ribattezzata. Chi non è mai stato battezzato, invece, non è un membro del corpo di Cristo, anche se conduce una vita conforme agli standard morali umani. Deve essere battezzato per diventare un membro del corpo di Cristo, per essere incorporato a Cristo.

Dunque, poiché siamo membra del corpo di Cristo, la vita di Cristo ci viene offerta e diventa la nostra vita. E così siamo vivificati, salvati e divinizzati. Non potremmo essere divinizzati, se Cristo non ci avesse reso membra del Suo santo corpo.

Non potremmo essere salvati se non esistessero i Santi Sacramenti della Chiesa, che ci rendono un unico corpo con Cristo e grazie ai quali, secondo i padri della Chiesa, condividiamo la stessa carne e lo stesso sangue di Cristo. In altre parole, diventiamo un unico corpo e un unico sangue con Cristo.

È una grande benedizione partecipare ai Sacramenti! Cristo diventa nostro; la vita di Cristo diventa nostra; il Suo sangue diventa il nostro sangue. Ecco perché san Giovanni Crisostomo dice che Dio non ha nulla di superiore da dare all’uomo rispetto a ciò che gli dà nella Santa Comunione. Né l’uomo ha da chiedere qualcosa che vada oltre ciò che riceve da Cristo nella Santa Comunione.

E così, dopo essere stati battezzati, cresimati e confessati, ci comunichiamo con il corpo e il sangue del Signore, e anche noi diventiamo dèi per grazia; ci uniamo a Dio; non siamo più estranei, ma Suoi intimi.

All’interno della Chiesa, nella quale ci uniamo a Dio, viviamo questa nuova realtà che Cristo ha portato al mondo: la nuova creazione. Questa è la vita della Chiesa, di Cristo, che diventa nostra come dono dello Spirito Santo.

Tutto nella Chiesa è finalizzato alla deificazione (Theosis). La Divina Liturgia, i Sacramenti, l’Adorazione Divina, la predicazione del Vangelo, il digiuno; tutti conducono a questa unica meta. La Chiesa è l’unico luogo di deificazione.

La Chiesa non è un’istituzione sociale, culturale o storica e non assomiglia a nessun’altra istituzione al mondo. Non è come le diverse organizzazioni. È possibile che il mondo abbia belle fondazioni, belle organizzazioni, belle istituzioni e altre cose meravigliose. Ma la nostra Chiesa Ortodossa è l’inimitabile e unico luogo in cui avviene la comunione di Dio con l’uomo, la deificazione dell’uomo. Solo all’interno della Chiesa l’uomo può diventare un dio, e in nessun altro luogo. Né nelle università, né nelle fondazioni di volontariato, né in tutte le cose positive e buone che ci sono nel mondo. Tutte queste, per quanto buone possano essere, non sono in grado di offrire ciò che offre la Chiesa.

Questo è il motivo per cui, per quanto le istituzioni e i sistemi mondani possano progredire, non potranno mai sostituire la Chiesa.

Noi uomini deboli e peccatori possiamo attraversare di tanto in tanto crisi e difficoltà all’interno della Chiesa. Può accadere anche che nel seno della Chiesa si verifichino degli scandali. Tutto questo accade nella Chiesa perché siamo ancora in cammino verso la Theosis, ed è molto naturale che esistano ancora delle debolezze umane. Stiamo diventando degli dèi, ma non lo siamo ancora. Per questa ragione, indipendentemente dalla frequenza con cui queste cose si presentino, non lasciamo la Chiesa, perché solo all’interno di essa possiamo unirci a Dio.

Per esempio, quando andiamo in Chiesa per partecipare alla funzione, possiamo incontrare persone che non prestano attenzione alla Divina Liturgia, conversano e disturbano la nostra concentrazione. Allora ci assale un pensiero apparentemente ragionevole: «Cosa ci guadagni a venire in Chiesa? Non sarebbe meglio starsene a casa con più pace e tranquillità?».

Noi, tuttavia, dobbiamo contraddire avvedutamente questo pensiero diabolico: «Sì, forse da un lato troverei più tranquillità esteriore a casa, ma non potrei ricevere la grazia di Dio che mi divinizza e mi santifica. Non troverei Cristo, che è presente nella Sua Chiesa. Non avrei il Suo santo corpo e il Suo prezioso sangue, che sono sul Santo Altare nella Sua Santa Chiesa. Non parteciperei alla Mistica Cena della Santa Liturgia. Sarei separato dai miei fratelli in Cristo, che tutti insieme formano il corpo di Cristo».

Quindi, qualunque cosa accada, non lasciamo la Chiesa, perché solo al suo interno troviamo la via per la deificazione (Theosis).

La deificazione è possibile attraverso le energie increate di Dio

Nella Chiesa Ortodossa di Cristo l’uomo può raggiungere la deificazione perché, secondo gli insegnamenti della Sacra Bibbia e dei padri della Chiesa, la grazia di Dio è increata. Dio non è solo essenza, come pensa l’Occidente; è anche energia. Se Dio fosse solo essenza, non potremmo unirci a Lui, non potremmo comunicare con Lui, perché l’essenza di Dio è grandiosa e inavvicinabile per l’uomo, in accordo con: «Nessun uomo può vedermi e restare vivo» (Es 33:20).

Riportiamo un esempio in qualche modo corrispondente, tratto dalle faccende umane. Se toccassimo un filo elettrico scoperto, moriremmo. Tuttavia, se collegassimo una lampadina a quel filo, verremmo illuminati. Possiamo vedere, apprezzare e sperimentare l’energia della corrente elettrica, ma non siamo in grado di afferrarne l’essenza. Diciamo che con l’energia increata di Dio si verifica qualcosa di simile.

Se fossimo in grado di unirci all’essenza di Dio, anche noi diventeremmo degli dèi per essenza. In altre parole tutto diventerebbe un dio, e ci sarebbe confusione, per cui nulla sarebbe essenzialmente un dio. In breve, questo è ciò che credono le religioni orientali, ad esempio l’Induismo, secondo cui Dio non è considerato un essere personale, ma una potenza indistinta diffusa in tutto il mondo, negli uomini, negli animali e negli oggetti (Panteismo).

Ancora, se Dio avesse solo l’essenza divina – di cui non possiamo fare parte – e non avesse le Sue energie, rimarrebbe un Dio autosufficiente, chiuso in se stesso e incapace di comunicare con le Sue creature.

Dio, secondo la visione teologica ortodossa, è Uno in una Trinità e una Trinità in Uno. Come dicono ripetutamente san Massimo il Confessore, san Dionigi l’Areopagita e altri santi padri, Dio è pieno di un amore divino, un eros divino per le Sue creature. A causa di questo Suo amore infinito ed estatico, esce da Sé e cerca di unirsi a loro. Ciò si esprime e si realizza attraverso la Sua energia o, meglio, le Sue energie.

Con queste, le Sue energie increate, Dio ha creato il mondo e continua a mantenerlo. Egli dà essenza e sostanza al nostro mondo attraverso le Sue energie creatrici di essenza. È presente nella natura e preserva l’universo con le Sue energie preservanti; illumina l’uomo con le Sue energie illuminanti; lo santifica con le Sue energie santificanti. Infine, lo divinizza con le Sue energie divinizzanti. Così, attraverso le Sue energie increate, Dio entra nella natura, nel mondo, nella storia e nella vita degli uomini.

Le energie di Dio sono energie divine. Anch’esse sono Dio, ma senza essere la Sua essenza. Sono Dio e quindi possono divinizzare l’uomo. Se le energie di Dio non fossero divine e increate, non sarebbero Dio e quindi non sarebbero in grado di deificarci, di unirci a Dio. Ci sarebbe una distanza incolmabile tra Dio e gli uomini. Ma in virtù del fatto che Dio ha energie divine e che si unisce a noi tramite queste energie, siamo in grado di comunicare con Lui e di unirci alla Sua grazia senza diventare identici a Dio, come accadrebbe se ci unissimo alla Sua essenza.

Ci uniamo a Dio attraverso le Sue energie increate, e non attraverso la Sua essenza. Questo è il mistero della nostra fede e della nostra vita ortodossa.

Gli eterodossi occidentali non possono accettarlo. Essendo razionalisti, non discernono tra l’essenza e l’energia di Dio, quindi dicono che Dio è solo essenza. E per questo motivo non possono parlare di deificazione dell’uomo (Theosis). Perché, dal loro punto di vista, come potrebbe essere divinizzato l’uomo se non accettano che le energie divine sono increate, e anzi le considerano create? E come potrebbe qualcosa di creato, cioè di esterno a Dio, divinizzare l’uomo creato?

Per non cadere nel Panteismo, non parlano affatto di deificazione (Theosis). Che cosa rimane allora, secondo loro, come scopo della vita dell’uomo? Semplicemente il miglioramento morale. In altre parole, dal momento che l’uomo non può essere divinizzato per mezzo della grazia divina, le energie divine, che scopo ha la sua vita? Solo il miglioramento morale. Ma la perfezione morale non è sufficiente per l’uomo. Non è sufficiente per noi diventare semplicemente migliori di prima, compiere azioni morali. Il nostro obiettivo finale è quello di unirci a Dio stesso. Questo è lo scopo della creazione dell’universo. Questo è ciò che desideriamo. Questa è la nostra gioia, la nostra felicità e la nostra realizzazione.

La psiche dell’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, anela a Dio e desidera l’unione con Lui. Per quanto l’uomo possa essere morale e buono, per quante buone azioni possa compiere, se non trova Dio, se non si unisce a Lui, non trova pace. Perché Dio stesso ha posto in lui questa santa sete, l’eros divino, il desiderio di unione con Lui, di deificazione (Theosis). Ha in sé il potere erotico, che riceve dal suo Creatore, per amare veramente, fortemente, disinteressatamente, proprio come il suo Santo Creatore si innamora del Suo mondo, delle Sue creature. In questo modo, con questo santo impulso erotico e potere amoroso, si innamora di Dio. Se l’uomo non avesse l’immagine di Dio in sé, non sarebbe in grado di cercare il suo prototipo. Ognuno di noi è un’immagine di Dio e Dio è il nostro prototipo. L’immagine cerca il prototipo e solo quando lo trova riesce a riposare.

Nel XIV secolo ci fu un grande sconvolgimento nella Chiesa, provocato da un monaco occidentale, Barlaam il calabro. Sentì dire che i monaci athoniti parlavano di divinizzazione (Theosis). Apprese che, dopo molta lotta, purificazione dalle passioni e tanta preghiera, diventavano degni di unirsi a Dio, di avere esperienza di Dio, di vedere Dio. Seppe che avevano visto la luce increata che i santi apostoli avevano visto durante la Trasfigurazione del nostro Salvatore Cristo sul Monte Tabor.

Barlaam, avendo una mentalità occidentale, eretica e razionalista, non era in grado di riconoscere l’autenticità delle esperienze divine di quegli umili monaci e quindi iniziò ad accusare i monaci athoniti come se fossero loro gli illusi, gli eretici e gli idolatri. In poche parole, diceva che era impossibile per qualcuno vedere la grazia di Dio, perché non sapeva nulla della distinzione tra l’essenza e l’energia increata di Dio.

Poi la grazia di Dio fece emergere un grande e illuminato dottore della nostra Chiesa, l’athonita san Gregorio Palamas, arcivescovo di Salonicco. Con molta saggezza e illuminazione data da Dio, ma anche con la sua esperienza personale, disse e scrisse molte affermazioni che insegnavano, in accordo con le Sacre Scritture e la Sacra Tradizione della Chiesa, che la luce della grazia di Dio è increata, che è un’energia divina. Che, di fatto, gli uomini divinizzati vedono questa luce come l’ultima, la più alta esperienza di deificazione (Theosis), e che vengono visti dagli altri in questa luce di Dio. Questa è la gloria di Dio, il Suo splendore, la luce del Monte Tabor, la luce della Risurrezione di Cristo e della Pentecoste, e la nuvola luminosa dell’Antico Testamento. È la vera luce increata di Dio, e non simbolica come Barlaam, e altri come lui, credevano nella loro illusione spirituale.

Successivamente, in tre grandi Sinodi a Costantinopoli, tutta la Chiesa legittimò san Gregorio Palamas, dichiarando che la vita in Cristo non è semplicemente l’edificazione morale dell’uomo, ma la deificazione (Theosis), e che questa significa partecipazione alla gloria di Dio, visione di Dio, della Sua grazia e della Sua luce increata.

Dobbiamo essere molto grati a san Gregorio Palamas, perché, con l’illuminazione ricevuta da Dio, con la sua esperienza e la sua teologia, ci ha lasciato in eredità l’insegnamento e l’esperienza eterna della Chiesa sulla deificazione (Theosis) dell’uomo. Un cristiano non è un cristiano solo perché è in grado di parlare di Dio. È un cristiano perché è in grado di fare esperienza di Dio. E proprio come quando si ama veramente qualcuno e si conversa con lui, si sente la sua presenza e si gode della sua presenza, così accade nella comunione dell’uomo con Dio. Non esiste una relazione semplicemente esterna, ma un’unione mistica di Dio e dell’uomo nello Spirito Santo.

Ancora oggi gli occidentali considerano la grazia divina, o l’energia di Dio, come qualcosa di creato. Purtroppo anche questa è una delle tante differenze che devono essere prese in seria considerazione nel dialogo teologico con i cattolici romani. Non sono solo il Filioque, il primato dell’autorità e la “infallibilità” del Papa le differenze fondamentali tra la Chiesa Ortodossa e i papisti. Si tratta anche di quanto detto sopra. Se i cattolici romani non accettano che la grazia di Dio è increata, non potremmo unirci a loro neanche nel caso in cui accettassero tutti gli altri punti. Chi potrebbe realizzare la deificazione (Theosis) se la grazia divina fosse una creazione e non un’energia increata dello Spirito Santo?

I requisiti per la deificazione

I santi padri dicono chiaramente che all’interno della Chiesa possiamo raggiungere la divinizzazione (Theosis). Tuttavia la divinizzazione è un dono di Dio. Non è qualcosa che possiamo ottenere da soli. Ovviamente è necessario volerlo, lottare e prepararci per essere abbastanza degni, idonei e recettivi da poter accettare e custodire questo grande dono di Dio, dal momento che Dio non desidera farci nulla senza la nostra libertà. Nondimeno, la Theosis è un dono di Dio. Per questo motivo i santi padri dicono, da un lato, che “subiamo” la deificazione (Theosis) e, dall’altro, che Dio attua la Theosis.

Possiamo individuare alcuni requisiti necessari per il cammino dell’uomo verso la deificazione:

  • Umiltà

Secondo i santi padri, il primo requisito necessario è l’umiltà. Senza la benedetta umiltà, l’uomo non può essere messo sulla strada giusta per la Theosis, non può accettare la grazia divina e quindi unirsi a Dio. Il semplice riconoscere che la Theosis è lo scopo della tua vita richiede umiltà, perché senza umiltà come potresti riconoscere che lo scopo della tua vita è al di fuori di te stesso, in Dio?

Finché l’uomo vive in modo egocentrico, antropocentrico, autonomo, si pone al centro e come scopo della propria vita. Crede di poter essere perfezionato con i propri sforzi, definito con i propri sforzi, divinizzato con i propri sforzi. Questo è lo spirito della società contemporanea, della filosofia contemporanea, della politica contemporanea: creare un mondo ancora migliore, ancora più giusto, ma farlo in modo autonomo, da soli; creare un mondo che abbia l’uomo al centro, senza alcun riferimento a Dio, senza riconoscere che Dio è la fonte di ogni bene. Questo è il peccato che Adamo ha commesso, credendo che con le sue sole forze potesse diventare Dio, potesse completare se stesso. Il peccato di Adamo è quello che commettono tutti i credi umanistici in tutte le epoche. Non considerano che la comunione con Dio è indispensabile per il completamento dell’uomo.

Tutto ciò che è ortodosso è centrato sul Teantropo; il suo centro è il Dio-uomo Cristo. Tutto ciò che non è ortodosso ha questo denominatore comune: il suo centro è l’uomo, sia che si tratti di protestantesimo, papismo, massoneria, millenarismo, ateismo o qualsiasi altra cosa al di fuori dell’Ortodossia. Per noi, il centro è il Dio-uomo Cristo. Questo significa che è facile diventare un eretico, un millenarista, un massone o altro, ma è difficile diventare un cristiano ortodosso. Per diventare un cristiano ortodosso, devi prima accettare che il centro del mondo non sei tu, ma Cristo.

Pertanto, all’inizio del cammino verso la Theosis c’è l’umiltà, ossia il riconoscere che lo scopo della nostra vita è al di fuori di noi; è con il nostro Padre, il nostro Creatore e Ideatore.

L’umiltà è necessaria per vedere che siamo malati, che siamo ignoranti, che siamo pieni di debolezze e passioni.

Ripeto. Per persistere in questo cammino, chi inizia il percorso della Theosis deve avere un’umiltà costante, perché nel caso in cui accetti il pensiero di potersela cavare benissimo da solo, usando soltanto le proprie forze, l’orgoglio gli entra dentro; perde ciò che ha guadagnato e deve ricominciare dall’inizio, diventare umile, vedere la sua debolezza, la sua malattia umana, e imparare a non fare affidamento su se stesso. Per ritrovarsi continuamente sul cammino della Theosis, deve affidarsi alla grazia di Dio.

Per questo, nella vita dei santi, ci colpisce la loro grande umiltà. Brillavano nella luce di Dio, erano operatori di miracoli, emanavano mirra, eppure, allo stesso tempo, credevano di essere davvero infimi, molto lontani da Dio, i peggiori degli uomini. Fu questa loro umiltà a renderli dèi per grazia.

  • Ascesi

I santi padri ci dicono che la Theosis presenta delle fasi. Inizia dal livello più basso e progredisce verso quello più alto. Una volta ottenuta l’umiltà, per purificarci dalle passioni, iniziamo la nostra ascesi applicando i santi comandamenti di Cristo, iniziando la nostra lotta quotidiana in Cristo con il pentimento e molta pazienza. I santi padri dicono che nei Suoi comandamenti si nasconde Dio stesso. Quando un cristiano li osserva per amore e fede in Cristo, allora si unisce a Lui.

Secondo i santi padri, questa prima fase della Theosis è chiamata anche “praxis”. Si tratta di una guida pratica fornita all’inizio del cammino verso la Theosis.

Naturalmente non è affatto facile, perché la lotta per sradicare le passioni da dentro di noi è immane. Sono necessari molti sforzi affinché gradualmente il nostro terreno incolto interiore venga ripulito dalle spine e dalle pietre delle passioni, in modo che possa essere coltivato spiritualmente e che il seme del logos di Dio possa cadere e portare frutto. Per tutto questo è necessario un grande e continuo sforzo su se stessi. Per tale motivo il Signore ha detto che «il Regno di Dio subisce violenza, perciò i violenti se ne impadroniscono» (Mt 11:12). E ancora, i santi padri ci insegnano: «Dai il sangue e ricevi lo Spirito», cioè non puoi ricevere lo Spirito Santo se non dai il sangue del tuo cuore alla lotta per purificarti dalle passioni, per pentirti veramente e in profondità, e per acquisire le virtù.

Tutte le virtù sono aspetti dell’unica grande virtù, la virtù dell’amore. Quando un cristiano acquisisce l’amore, possiede tutte le virtù. È l’amore che espelle la causa principale di tutti i mali e di tutte le passioni dalla psiche dell’uomo. Questa causa, secondo i santi padri, è l’egoismo. Tutti i mali dentro di noi nascono dall’egoismo, che è un amore malato per il proprio io. Questo è il motivo per cui la nostra Chiesa pratica l’ascesi. Senza ascesi, non c’è vita spirituale, non c’è lotta e non c’è progresso. Obbediamo, digiuniamo, vigiliamo, ci sforziamo con le prostrazioni e stiamo in piedi, tutto per essere purificati dalle nostre passioni. Se la Chiesa Ortodossa cessa di essere ascetica, cessa di essere ortodossa, perché cessa di aiutare l’uomo a liberarsi dalle sue passioni per diventare dio per grazia.

I padri della Chiesa hanno sviluppato un grande e profondo insegnamento antropologico sulla psiche e sulle passioni dell’uomo. Secondo loro, nella psiche si possono distinguere una parte intellettiva e una emotiva. La parte emotiva, a sua volta, comprende una componente passionale e una desiderante. La parte intellettiva ospita le facoltà di ragionamento della psiche, i pensieri e i processi cognitivi. La componente passionale è caratterizzata da emozioni positive e negative, come l’amore e l’odio. La componente desiderante contiene i buoni desideri delle virtù e i cattivi desideri che cercano il piacere, il godimento, l’avarizia, la gola, il culto della carne e le passioni carnali. Se queste tre parti della psiche, quella intellettiva, quella passionale e quella desiderante, non vengono purificate, l’uomo non può ricevere la grazia di Dio dentro di sé e non può essere divinizzato. La parte intellettiva viene purificata esercitando la vigilanza, che è la continua protezione del nous dai pensieri (conservare i pensieri buoni e rifiutare quelli cattivi). La parte passionale, invece, viene purificata dall’amore. Infine, la parte desiderante viene purificata dall’autocontrollo. Tutte queste parti sono purificate e santificate con la preghiera.

  • I Santi Sacramenti e la preghiera

Cristo si inserisce nel cuore dell’uomo attraverso i Santi Sacramenti: il Battesimo, la Cresima, la Confessione e l’Eucaristia. I cristiani ortodossi che sono in comunione con Cristo hanno Dio e la Sua grazia dentro di loro, nel loro cuore, perché sono stati battezzati, cresimati, si sono confessati e hanno ricevuto la Santa Comunione.

Le passioni coprono la grazia divina come la cenere seppellisce una scintilla. Attraverso l’ascesi e la preghiera, il cuore viene ripulito dalle passioni, la scintilla della grazia divina si riaccende e il cristiano fedele sente Cristo nel suo cuore, il centro della sua esistenza.

Ogni preghiera della Chiesa aiuta a purificare il cuore, ma la cosiddetta preghiera di una sola frase, nota anche come preghiera noetica o preghiera del cuore, è particolarmente utile: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore». Questa preghiera, che è sempre stata tramandata sulla Santa Montagna, ha il seguente vantaggio: trattandosi di una sola frase, ci aiuta a concentrare il nostro nous più facilmente. Concentrando il nostro nous, lo immergiamo nel nostro cuore e poi prestiamo attenzione per assicurarci che non sia occupato da altre cose e idee, buone o cattive, ma che sia occupato solo da Dio.

La pratica di questa preghiera del cuore, che con la grazia di Dio può diventare continua, è un’intera scienza, un’arte sacra che i santi della nostra fede descrivono in dettaglio nei loro scritti sacri, e anche in un’ampia raccolta di testi patristici chiamata “Philokalia”.

Questa preghiera aiuta e rallegra l’uomo e quando il cristiano progredisce in questa preghiera e allo stesso tempo la sua vita segue i santi comandamenti di Cristo e della Sua Chiesa, allora è degno di ricevere l’esperienza della grazia divina. Inizia a gustare la dolcezza della comunione con Dio, a conoscere per esperienza «Gustate e vedete com’è buono il Signore; beato l’uomo che in lui si rifugia» (Sal 33:9). Per noi ortodossi, Dio non è un’idea, qualcosa a cui pensiamo, di cui discutiamo o leggiamo, ma una Persona con cui entriamo in comunione viva e personale, che viviamo e da cui riceviamo esperienza.

Allora comprendiamo quale grande, indescrivibile e inesprimibile gioia sia avere Cristo dentro di noi ed essere cristiani ortodossi.

In mezzo alle diverse preoccupazioni e occupazioni quotidiane, trovare almeno qualche minuto di silenzio per esercitarsi in questa preghiera aiuta moltissimo i cristiani che sono nel mondo.

Certamente, se compiuti con umiltà e amore, tutti i lavori e gli obblighi orientati a Dio ci santificano, ma è necessaria anche la preghiera.

In una stanza tranquilla (magari dopo una lettura spirituale o dopo aver acceso una piccola lampada a olio davanti alle icone e bruciato l’incenso), il più possibile lontano da rumori e attività, e dopo che altre considerazioni e pensieri si sono acquietati, i cristiani dovrebbero affondare il loro nous nel cuore pronunciando la preghiera: «Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me, peccatore». Quanta pace e quanta forza la psiche trae dal silenzio di Dio! Quanto questo li rafforza durante il giorno, in modo che possano mantenersi tranquilli senza tensioni nervose e ansie, ma con tutte le forze unite in armonia!

Alcune persone in altri luoghi cercano il silenzio della psiche utilizzando mezzi artificiali che sono illusori e demoniaci, come nelle cosiddette religioni orientali. Cercano di trovare un certo silenzio utilizzando esercizi esterni, meditazione, ecc. per raggiungere un certo equilibrio tra psiche e corpo. Il difetto di tutto questo è che, in realtà, anche quando l’uomo cerca di dimenticare le varie questioni del mondo materiale, non ha un dialogo con Dio, ma solo un monologo con se stesso, per cui finisce ancora una volta nell’antropocentrismo, e quindi fallisce.

Esperienze di deificazione

Le esperienze di Theosis sono proporzionate alla purezza dell’uomo. Più una persona è purificata dalle passioni, più alta sarà l’esperienza che riceverà da Dio; vedrà Dio proprio come è stato scritto: «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5:8).

Quando un uomo inizia a pentirsi, a confessarsi e a piangere per i suoi peccati, riceve le prime esperienze della grazia di Dio. Tali esperienze sono innanzitutto le lacrime di pentimento, che portano alla psiche una gioia inesprimibile, e poi la pace profonda che ne consegue. Per questo motivo il lutto per i nostri peccati è chiamato “lutto glorioso”, come ha detto anche il Signore nelle sue Beatitudini: «Beati coloro che piangono, perché saranno consolati». (Mt 5:4).

In seguito si passa a stadi superiori d’Illuminazione divina in cui il nous viene illuminato e vede le cose, il mondo e gli uomini con una maggiore grazia.

A questo punto il cristiano ama di più Dio, e scendono nuove e diverse lacrime, più alte, che sono lacrime d’amore per Dio, lacrime di eros divino. Allora il cristiano non piange più per i suoi peccati, perché ha la certezza che Dio ha perdonato i suoi peccati. Queste nuove lacrime, che portano alla psiche maggiore felicità, gioia e pace, sono un’esperienza più elevata di Theosis.

In seguito l’uomo acquisisce la spassionatezza: una vita senza passioni ingannevoli e debolezze peccaminose. Allora è tranquillo e immune ad ogni attacco esterno, essendo stato liberato dall’orgoglio, dall’odio, dal disprezzo e dai desideri della carne.

Questo è il secondo stadio della Theosis, chiamato “Theoria”, nel corso del quale l’uomo, già purificato dalle passioni, viene illuminato dallo Spirito Santo, viene reso luminoso sulla via della deificazione. Theoria significa vedere Dio (dal gr. Theos, “Dio”, e horáō,“vedere”). Per vedere Dio è necessario essere un uomo divinizzato. Quindi la Theoria implica anche la Theosis.

Naturalmente, quando l’uomo è stato completamente purificato e si è offerto interamente a Dio, riceve anche la più grande esperienza di grazia divina possibile per gli uomini che, secondo i santi padri, è la visione della luce increata di Dio. Coloro che sono molto avanzati nella Theosis vedono questa luce, pochi in ogni generazione. I santi di Dio la vedono e appaiono al suo interno e, infatti, le aureole presenti nelle sacre icone indicano proprio questa luce.

Ad esempio nella vita di san Basilio il Grande è scritto che, quando san Basilio pregava nella sua cella, coloro che potevano visitarlo vedevano che lui stesso, e persino la sua cella, brillavano all’interno di questa luce increata di Dio, la luce della grazia divina. Nelle vite di molti nuovi martiri della nostra fede leggiamo che, dopo orribili torture, quando i turchi appendevano i loro corpi nelle piazze della città per intimidire gli altri cristiani, in molte notti apparve una luce intorno a loro. Essa brillava in modo talmente chiaro e luminoso che, essendo la verità della nostra fede così fulgidamente rivelata, i conquistatori ordinarono di rimuovere i corpi per non vergognarsi di fronte ai cristiani, che vedevano come Dio glorificava i santi martiri.

La grazia della Theosis conserva i corpi dei santi incorrotti e questi sono le sante reliquie che trasudano mirra e fanno miracoli. Come dice san Gregorio Palamas, la grazia di Dio, dopo essersi unita alla psiche dei santi, avvolge i loro corpi e riempie anche questi di grazia. Non solo i loro corpi, ma anche le loro tombe, le loro icone e le loro chiese. Ecco il motivo per cui veneriamo e baciamo le icone, le sante reliquie, le tombe e le chiese dei santi. Per effetto della Theosis, tutti questi elementi hanno qualcosa della grazia di Dio che il santo ha ricevuto nella sua psiche in seguito alla sua unione con Dio.

Dunque nella Chiesa beneficiamo della grazia della Theosis non solo con la nostra psiche, ma anche con il nostro corpo, perché, in quanto tempio dello Spirito Santo, lo Spirito Santo abita in esso e partecipa con la psiche alle sue lotte, quindi il corpo è sicuramente glorificato.

La grazia che scaturisce dal Signore – il Dio-uomo Cristo – viene riversata nella nostra Panaghia, nei santi, e anche in quelli di noi che sono umili.

Vale certamente la pena segnalare che le esperienze del cristiano non sono sempre esperienze di Theosis e quindi spirituali. Molte persone sono state illuse da esperienze demoniache o psicologiche. Affinché non ci sia il pericolo di un’illusione e di un’influenza demoniaca, tutto questo deve essere riferito con umiltà al padre spirituale che, illuminato da Dio, saprà discernere se queste esperienze sono autentiche o meno e guiderà in modo appropriato la psiche che si sta confessando. In generale, l’obbedienza al padre spirituale è uno dei punti fondamentali del nostro cammino spirituale. Tramite essa acquisiamo uno spirito ecclesiale di discepolato in Cristo, che conferma la legittimità del nostro sforzo per guidarci verso l’unione con Dio.

All’interno della Chiesa, un terreno particolarmente ricco di Theosis è il monachesimo, in cui i monaci, dopo essere stati santificati, ricevono alte esperienze di unione con Dio.

I molti monaci che sperimentano la Theosis e la santificazione aiutano anche l’intera Chiesa, perché, come noi cristiani crediamo seguendo la Santa Tradizione secolare della Chiesa, la lotta dei monaci ha un effetto positivo sulla vita di tutti i fedeli che lottano nel mondo. Nella nostra Ortodossia, il popolo di Dio ha grande rispetto per il monachesimo.

Infatti nella Chiesa partecipiamo alla comunione dei santi e sperimentiamo la gioia dell’unione con Cristo. Ciò significa che all’interno della Chiesa non siamo membri isolati, ma un’unità, una fratellanza, una comunità fraterna… non solo tra di noi, ma anche con i santi di Dio, quelli che vivono oggi sulla Terra e quelli che ci sono stati. Nemmeno dopo la morte i cristiani sono divisi. La morte non può separare i cristiani perché sono tutti uniti nel corpo risorto di Cristo.

Quindi, ogni domenica e ogni volta che viene celebrata la Divina Liturgia, siamo tutti presenti insieme a tutti gli angeli e a tutti i santi di tutti i tempi. Anche i nostri parenti defunti sono presenti, se, ovviamente, sono uniti a Cristo. Siamo tutti presenti e comunichiamo misticamente tra di noi, non esternamente, ma in Cristo.

Questo è evidente nella protesi, dove le particole per la Panaghia, per i santi e per i cristiani vivi e defunti sono tutte poste sulla patena intorno a Cristo che è l’Agnello. Dopo la santificazione dei Doni, tutte queste particole vengono immerse nel sangue di Cristo.

Questa è la grande benedizione della Chiesa: in quanto membra del corpo di Cristo, possiamo comunicare non solo con Dio ma anche tra di noi.

Il capo di questo corpo è Cristo Stesso. La vita viene dalla testa al corpo. Il corpo ha certamente delle membra vive, ma ha anche delle membra che non hanno la stessa vitalità; non tutte le membra hanno una salute perfetta. Questo vale per la maggior parte di noi. La vita viene da Cristo Stesso e dalle Sue membra vive; il sangue sano arriva anche alle altre membra meno sane, in modo che piano piano diventino anch’esse sane e forti. Ecco perché dobbiamo far parte della Chiesa: per ricevere salute e vita, dato che al di fuori del corpo della Chiesa non c’è alcuna possibilità di guarire e rivitalizzarsi.

Tutto questo, ovviamente, non avviene immediatamente. Per tutta la vita il cristiano ortodosso deve lottare affinché, lentamente, all’interno della Chiesa, con la grazia di Dio, con l’umiltà, il pentimento, la preghiera e i Sacramenti, possa essere santificato e divinizzato.

Questo è lo scopo della nostra vita, il grande obiettivo. Non è così importante il grado di avanzamento esatto. La nostra lotta, che Dio benedice abbondantemente, ha valore sia nella vita presente sia in quella futura.

Il fallimento di molte persone nel raggiungere la deificazione

Sebbene siamo stati chiamati a raggiungere un grande scopo (unirci a Dio, diventare dèi per grazia e godere di questa immensa benedizione per la quale il nostro Creatore ci ha fatti), spesso viviamo come se questo importante e nobile obiettivo non esistesse per noi. Di conseguenza la nostra vita diviene un fallimento.

Il nostro Dio ci ha creati per la Theosis, quindi, se non veniamo divinizzati, tutta la nostra vita è un fallimento.

Vediamo alcune delle ragioni di questa situazione.

  • Attaccamento alle preoccupazioni basilari della vita

Possiamo fare cose belle e buone; possiamo studiare, avere una professione, crescere una famiglia, acquistare proprietà o compiere azioni caritatevoli. Quando percepiamo e utilizziamo il mondo in modo eucaristico, come un dono di Dio, allora tutto si unisce a Lui e diventa un cammino verso l’unione con Dio. Se, anche in questo caso, non ci uniamo a Dio, allora abbiamo fallito e tutto è stato inutile.

Le persone di solito falliscono perché vengono fuorviate da vari obiettivi secondari della vita. Non mettono la Theosis al primo posto. Si lasciano assorbire dalle cose belle del mondo e perdono di vista l’eterno. Si dedicano completamente a scopi secondari e dimenticano «l’unica cosa necessaria» (cfr. Lc 10:42).

In particolar modo nel nostro tempo, le persone sono costantemente occupate. Trascuriamo la nostra salvezza per amore di queste attività quotidiane. Forse si tratta di un piano del diavolo per ingannare anche gli uomini di buona volontà. Ad esempio oggi passiamo il tempo a imparare, studiare, leggere; non abbiamo tempo per pregare, per andare in Chiesa, per confessarci e per fare la Comunione. Domani avremo riunioni e consigli, obblighi personali e sociali; come faremo a trovare il tempo per Dio? Dopodomani avremo matrimoni e preoccupazioni familiari; ci sembrerà impossibile poterci dedicare alle cose spirituali. Ripetiamo continuamente a Dio: «Non posso venire… ti chiedo di scusarmi» (cfr Lc 14:19-20).

E così anche le cose belle e giuste perdono il loro valore.

Tutte queste cose hanno un valore reale e sostanziale se intraprese con la grazia di Dio, ad esempio quando cerchiamo di fare tutto per la gloria di Dio; ma solo quando non smettiamo di desiderare e continuiamo a perseguire ciò che va oltre gli studi, oltre la professione, oltre la famiglia, oltre tutte le buone e sante responsabilità e attività; solo quando continuiamo a desiderare anche la Theosis, allora tutte queste cose trovano il loro vero significato in una prospettiva eterna. È allora che ci sono utili.

Il Signore ha detto: «Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta» (Mt 6:33). Il Regno di Dio è la Theosis, cioè quando riceviamo la grazia dello Spirito Santo. Quando la grazia divina arriva e regna nell’uomo, quell’uomo è governato da Dio e, attraverso questi uomini divinizzati, la grazia di Dio arriva agli altri uomini e alla società. Come insegnano i Padri, nella preghiera del Padre Nostro, «venga il Tuo Regno» significa «venga la grazia dello Spirito Santo». Quando arriva, è questa che divinizza l’uomo.

  • Moralismo

Purtroppo lo spirito del moralismo di cui abbiamo parlato in precedenza, cioè il basare la vita cristiana sul miglioramento morale, ha influenzato negativamente la pietà e la spiritualità dei cristiani in misura significativa anche qui nella nostra nazione [NdR: la Grecia]. Spesso smettiamo di cercare la Theosis a causa delle influenze occidentali sulla nostra teologia.

Una linea che mira solo al miglioramento morale è antropocentrica: è incentrata sull’uomo e in essa domina lo sforzo umano e non la grazia di Dio. Sembra quindi che sia la nostra moralità a salvarci e non la grazia di Dio. La vita in queste condizioni non ci fa fare esperienze autentiche di Dio, di conseguenza l’anima non è veramente soddisfatta perché la sua sete rimane inappagata. Questo metodo di ricerca è stato sperimentato e ha fallito perché non rappresenta il vero spirito della Chiesa di Cristo. È spesso responsabile dell’ateismo e dell’indifferenza di molte persone nei confronti della vita spirituale, soprattutto tra i giovani.

Nei catechismi, nelle omelie e in tutto ciò che viene detto da genitori, insegnanti, clero e altri operatori della Chiesa, invece di parlare di sterili miglioramenti dell’umanità, educhiamo i cristiani alla Theosis. Questo è il vero spirito e l’esperienza della Chiesa. Altrimenti le virtù, per quanto grandi possano essere, non raggiungono lo scopo della vita cristiana. Esse sono semplicemente strade e mezzi che ci preparano ad accettare la Theosis, la grazia dello Spirito Santo, come insegnò chiaramente san Serafino di Sarov.

  • Umanesimo antropocentrico

L’umanesimo autosufficiente è un sistema socio-filosofico separato e indipendente da Dio. Ha portato l’uomo contemporaneo a una civiltà basata sull’egoismo che ha trascinato l’umanità moderna in un vicolo cieco. In nome dello sviluppo e della liberazione dell’umanità ci vuole allontanare dalla nostra fede cristiana ortodossa.

Ma può esserci uno sviluppo più grande per l’uomo della Theosis?

I risultati di una guida che conduce alla deificazione

La guida che la nostra Chiesa Ortodossa offre, con le funzioni, la teologia patristica e il monachesimo, è una guida teantropocentrica. Il suo centro è il Dio-uomo Cristo e conduce alla Theosis.

Quando sappiamo quale grande obiettivo abbiamo e quale beatitudine ci attende, proviamo molta gioia nella nostra vita.

Concentrarsi sulla Theosis allevia il dolore di ogni prova e tutte le preoccupazioni della vita.

Quando lottiamo per raggiungere l’obiettivo della Theosis, cioè quando ci vediamo come futuri dèi, il nostro atteggiamento verso il prossimo cambia in meglio. Quanto più profonda e solida sarà la guida che daremo ai nostri figli! In quale modo gradito a Dio un padre e una madre ameranno e rispetteranno i loro figli, sentendo la responsabilità e il sacro incarico che hanno nei loro confronti; quanto li aiuteranno, per grazia di Dio, a raggiungere la Theosis, lo scopo per cui li hanno messi al mondo! E come potranno aiutarli, se loro stessi non sono orientati verso questo scopo, verso la Theosis? Quanto più rispetto avremo per noi stessi quando capiremo di essere stati creati per questo grande scopo e scacceremo l’egoismo e l’orgoglio che si oppongono a Dio!

I santi padri e i grandi teologi della Chiesa affermano che è in questo modo, superando l’amor proprio e la filosofia antropocentrica dell’egoismo, che diventiamo persone vere, autentici esseri umani. Allora accoglieremo Dio con reverenza e amore, ma anche il nostro prossimo con rispetto e vera dignità, non vedendolo come uno strumento di piacere e di sfruttamento, ma come un’immagine di Dio destinata alla Theosis.

Finché rimaniamo chiusi in noi stessi, isolati nel nostro ego, siamo individui ma non persone. Quando usciamo dalla chiusa esistenza individuale e iniziamo, con questa guida che conduce alla Theosis, con la grazia di Dio, ma anche con la nostra collaborazione, ad amare, ad offrirci sempre di più a Dio e al nostro prossimo, diventiamo vere persone. Questo significa che quando il nostro “io” incontra il “Tu” di Dio e il “tu” del nostro fratello, allora iniziamo a ritrovare la nostra identità perduta. Infatti, nella comunione della Theosis per la quale siamo stati creati, siamo in grado di aprirci, di comunicare, di godere veramente l’uno dell’altro… e non solo in modo egoistico.

Questo è lo spirito della Divina Liturgia, in cui impariamo a superare l’interesse ristretto e atomistico – a cui ci costringono il diavolo, i nostri peccati e le nostre passioni – e ad aprirci invece a una comunione di sacrificio e amore in Cristo.

La consapevolezza di questa grande chiamata alla Theosis conforta e completa l’uomo.

L’umanesimo ortodosso della nostra Chiesa si basa su questa grande vocazione dell’uomo e quindi sviluppa tutti i suoi poteri fino al punto piú alto.

Quale altra forma di umanesimo, per quanto progressista e liberale possa apparire, è così rivoluzionaria come quella della Chiesa che è in grado di fare dell’uomo un dio? Solo l’umanesimo della Chiesa arriva così in alto.

Soprattutto oggi, quando molti tentano di ingannare la gente, e in particolare i giovani, proiettando falsi umanesimi che di fatto mutilano l’uomo e non lo completano, la guida della Chiesa ha una grande importanza.

I risultati di una guida che non conduce alla deificazione

Oggi i giovani sono alla ricerca di esperienze. Non si accontentano di una vita materialista, né della società razionalista che noi anziani abbiamo consegnato loro. I nostri figli, essendo icone di Dio, “chiamati a essere dèi”, cercano qualcosa che vada oltre le forme logiche della filosofia materialista e dell’educazione atea che offriamo loro. Cercano esperienze di vita vera. E, certamente, non è sufficiente che si parli a loro di Dio. Desiderano fare esperienza di Lui, della Sua luce, della Sua grazia. Molti di loro cercano invano, ricorrendo a surrogati di poco valore per trovare qualcosa al di fuori o al di là della semplice logica, perché non sanno che la Chiesa ha sia la capacità di confortarli che l’esperienza di cui hanno bisogno.

Alcuni vengono condotti ai misticismi orientali come lo yoga, altri all’occultismo o allo gnosticismo e infine, purtroppo, anche al satanismo vero e proprio.

Anche nella morale non conoscono confini, perché la morale, una volta separata dalla sua essenza e privata del suo scopo, che è quello di unirli a Dio, finisce per non avere assolutamente alcun significato.

Allora fenomeni tragici come l’anarchia e il terrorismo diventano comuni, tanto che molti giovani si abbandonano a ogni tipo di estremismo e di violenza contro i loro simili. Nel profondo desiderano soddisfare uno stimolo che hanno dentro. Questo loro profondo desiderio non viene soddisfatto semplicemente perché non hanno sperimentato la strada per la Theosis.

La maggior parte dei giovani (e non solo i giovani) brucia il prezioso tempo della propria vita, così come le capacità donate da Dio per raggiungere lo scopo della Theosis, nell’edonismo e nei piaceri carnali. Questi ultimi sono diventati idoli moderni per i giovani (spesso con la tolleranza dello Stato), causando così grandi danni ai loro corpi e alla loro psiche.

Vivendo senza alcun ideale, alcuni sprecano il loro tempo in varie occupazioni inutili, vane e dannose; altri cercano una soddisfazione guidando auto a velocità eccessiva sulle strade – spesso con tragici risultati di lesioni e morte – e altri ancora, dopo molte esplorazioni, si arrendono incondizionatamente alla demoniaca dipendenza dalle droghe, la nuova piaga della nostra epoca.

Infine un numero considerevole di persone, dopo una vita relativamente breve e piena di fatiche e delusioni, cerca consciamente o inconsciamente di porre fine al tormento della propria vana ricerca, ricorrendo purtroppo alla forma estrema di disperazione, il suicidio.

I giovani che ricorrono a queste azioni irrazionali e tragiche non sono tutti dei vagabondi. Molti di questi giovani sono i nostri figli, che, delusi dalla società materialista ed egoista che abbiamo lasciato loro in eredità, non trovano ciò per cui sono stati creati: il vero, l’eterno. Non glielo abbiamo indicato e quindi non lo conoscono. Non conoscono il grande scopo della vita dell’uomo, la Theosis. Allora, non trovando pace, ricorrono con disperazione alle forme che abbiamo citato.

Molti pastori della nostra Chiesa, vescovi, sacerdoti, padri spirituali e fratelli laici, condotti da amore altruista, si dedicano quotidianamente a guidare i nostri giovani verso l’obiettivo della Theosis. Siamo grati a questi pastori per il loro sacrificio e la loro offerta, per questa loro opera gradita a Dio, con la quale, per grazia di Dio, vengono salvate e santificate le anime per le quali Cristo è morto.

Il Monte Athos aiuta e assiste umilmente la Chiesa in questa grande impresa. Il Giardino della Panaghia [NdR: il Monte Athos], essendo un luogo speciale di santità e silenzio dedicato a Dio, gode della benedizione della Theosis, vive la comunione con Dio e ha un’intensa e vivida esperienza della Sua grazia e della Sua luce, tanto che molti dei nostri connazionali [NdR: cittadini greci], la maggior parte dei quali giovani, traggono beneficio, fortificazione e vita in Cristo compiendo un pellegrinaggio al Monte Athos o mantenendo un legame con esso. In questo modo essi gioiscono per la presenza di Dio nella loro vita e iniziano a capire cosa siano l’Ortodossia, la vita cristiana e la lotta spirituale, scoprendo inoltre che gioia e grande significato queste realtà diano alla loro esistenza. In altre parole, assaggiano qualcosa di questo grande dono di Dio all’uomo, la Theosis.

Tutti noi, pastori della Chiesa, teologi e catechisti, cerchiamo di non dimenticare di guidare alla Theosis, attraverso cui i giovani, ma anche tutti noi, nell’umiltà, con la grazia di Dio, con la nostra lotta quotidiana, con il pentimento e con l’osservanza dei Suoi santi comandamenti, acquisiamo la possibilità di godere di questa benedizione di Dio in questa vita presente e di ottenere la felicità e la beatitudine eterna.

Ringraziamo continuamente il Signore per il dono della Theosis, che è un dono del Suo amore. Ricambiamo il Suo amore con il nostro. Il Signore vuole e desidera che siamo divinizzati. Del resto è per questo scopo che si è fatto uomo ed è morto sulla croce. Può così risplendere come Sole in mezzo ai soli, Dio in mezzo agli dèi.

Fonte: https://greekorthodoxchurch.org/theosis_contents.html

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