La preghiera del cuore. Gregorio il Sinaita e Gregorio Palamas

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Descrizione

È possibile per l’uomo che vive nel mondo, e che quindi si trova sempre in famiglia, al lavoro o in mezzo a tante difficoltà, non interrompere la preghiera? Oppure la preghiera incessante è una pratica che solo i monaci possono fare?

Secondo san Gregorio il Sinaita e san Gregorio Palamas tutti possono praticare la preghiera del cuore.

Possiamo immaginare l’uomo nel mondo come qualcuno in un mare mosso, in balia delle onde. Il mare mosso è l’insieme delle diverse attività e avversità della vita che possono far affogare. Se però l’uomo scende in profondità, a un certo punto il mare gli risulta calmo. Così il cristiano, con il battesimo e l’ascesi, ha Dio che abita nella sua profondità.

L’uomo è afflitto da tanti pensieri, i logismoi, che sono incorporei, e che lo proiettano fuori di sé. L’uomo deve allora rivolgersi al suo interno, al nous, il “cuore”, dove abita Cristo, per trovare la pace. Mentre l’encefalo dell’uomo si occupa del lavoro, la profondità del cuore può continuare a pregare. Per arrivare a questo livello bisogna però affrontare tante fatiche.

San Gregorio il Sinaita spiega che «colui che pratica la preghiera del cuore, l’asceta, a volte può stare per la maggior parte del tempo su uno sgabello, che è faticoso; a volte, più raramente, può stare temporaneamente su un letto, per un po’ di comodità. Questo stare seduti deve essere fatto con pazienza, come dice l’apostolo: “Perseverate nella preghiera con pazienza” (Col 4:2), e non siate ansiosi di alzarvi in fretta dalla fatica dolorosa, dalla voce mentale e dallo sforzo incessante della mente. Il profeta dice infatti: “Sono preso da dolori come una donna in travaglio” (Is 21:3). Ma chinandovi e raccogliendo la mente nel cuore, se naturalmente è stato aperto, invocate il Signore Gesù affinché venga ad aiutarvi. Anche se le spalle saranno stanche e la testa spesso dolorante, con tranquillità e amore dovete avere pazienza in queste cose, cercando nel vostro cuore il Signore. “Il regno di Dio appartiene a coloro che violano se stessi e se ne impadroniscono” (Mt 11:12)».

L’uomo non è mai solo, ha sempre Dio vicino a lui, e può anche vederlo se i suoi occhi vengono aperti dallo Spirito: «Nella tua luce vediamo la luce». (Sal 35:10). Lo scopo della preghiera del cuore infatti, come chiarisce san Gregorio Palamas, è la visione della Luce increata di Dio che scaturisce da Cristo. Questo è possibile solo nello Spirito, da divinizzati, perché non è proprietà della natura umana vedere Dio con gli occhi corporei e perché non è possibile vedere il Logos separato dal suo atto increato.

 

 

 

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