Descrizione
Nel 1782 san Macario di Corinto e san Nicodemo l’Aghiorita – appartenenti al movimento dei Kollivades – pubblicarono la Filocalia, una raccolta di testi patristici recuperati da vecchi manoscritti e tradotti in greco moderno. In Grecia venne così inaugurata un’importante corrente culturale che riprese, oltre alla tradizione esicasta dimenticata, anche l’opposizione alla tradizione occidentale. Non solo ispirò il movimento di Papoulakos e quello di Apostolos Makrakis, ma ebbe come figli spirituali i due più importanti scrittori di prosa neoellenici, Makriyannis e Papadiamantis, e attirò personalità come il condottiero Kolokotronis e il rivoluzionario Nikitaras. Poi, superando i confini dell’area greca, è arrivata a influenzare anche la Russia. È stato con il rinascimento filocalico che si è sviluppato uno spirito slavofilo e antioccidentale, rintracciabile, tra gli altri, in Dostoevskij e Berdjaev.
Paisij Veličkovskij, un monaco ucraino, era arrivato al Monte Athos da quattro anni quando, nel 1750, abbandonò la vita solitaria per fare da guida a vari discepoli moldavi e slavi. Nel 1759 il geron e i suoi discepoli, in continuo aumento, si riunirono nella skita del profeta Elia. La comunità crebbe sempre più rapidamente e nel 1763 dovette lasciare il Monte Athos. Essa si spostò in varie località fino ad installarsi una parte a Secu (Romania) e una parte nel monastero di Neamț (Moldavia). Questi luoghi divennero importanti centri di pellegrinaggio e raccolsero un totale di mille monaci. Paisij tradusse in slavo ecclesiastico un gran numero di scritti teologici greci, tra cui la Filocalia, e molti suoi discepoli portarono i suoi insegnamenti in Russia, dove fondarono nuovi monasteri dedicati alla tradizione esicasta.
Il monastero russo di Optina, uno degli almeno 103 monasteri russi che seguivano la scuola di Veličkovskij, divenne il centro della diffusione in Russia della Filocalia e di altri testi della tradizione greco-ortodossa. Fu la sede di alcuni dei più grandi starets della tradizione russa del XIX secolo.
Quando il filosofo Kireevskij (1806-1856), che era stato allievo di Schelling e Schleiermacher in Germania, entrò in contatto con lo starets Macario di Optina, avvenne il passaggio dal campo della religione a quello della filosofia. Kireevskij, insieme all’amico e compagno di idee Chomjakov, sarà considerato il fondatore della corrente slavofila. Kireevskij e Macario pubblicarono le traduzioni in slavo fatte da Veličkovskij di testi greci, tra cui, in due edizioni, Quattro discorsi catechistici a una monaca di Niceforo Theotokis.
In Russia, anche se molti testi dei padri venivano finalmente letti, non venivano letti tutti, perciò si sono sviluppate molte interpretazioni errate. L’influenza della filosofia moderna tedesca ed esistenzialista, poi, ha portato a una rivisitazione dei padri con occhi occidentali, da cui sono nate nuove scuole (slavofili, russi della diaspora, scuola di Parigi ecc.).
L’obiettivo di questo libro è mostrare le differenze tra le interpretazioni fatte dalle varie scuole che si sono venute a creare e l’autentico insegnamento dei padri ortodossi.







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