San Gregorio Palamas, Barlaam e Acindino

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Descrizione

Barlaam di Seminara, un monaco che seguiva Agostino e la filosofia neoplatonica, credeva che non fosse possibile vedere Dio con gli occhi del corpo. Diceva: «Beati quelli che crederanno senza vedere».

Gregorio Palamas (1296-1359), monaco asceta del Monte Athos e poi arcivescovo di Salonicco, rispondendo a Barlaam in difesa dei monaci esicasti che hanno avuto la visione di Dio con gli occhi aperti dallo Spirito, scrisse:

«Visto che [questi uomini glorificati] partecipano di Dio, e visto che l’essenza sovraessenziale di Dio è del tutto impartecipabile, ci dev’essere un qualcosa d’intermedio [gli atti increati] fra l’essenza impartecipabile ed i partecipanti, grazie al quale questi possono partecipare [alla vita] di Dio. Se tu togli l’elemento intermedio fra l’impartecipabile ed i partecipanti (che terribile perdita!), ci separi da Dio, togliendo di mezzo il legame reciproco e mettendo un abisso grande ed insuperabile fra Lui, da un lato, e la creazione e il governo delle realtà create dall’altro. Noi dobbiamo invece cercare un altro Dio, che non solo sia perfetto in Se stesso, non solo operi per Se stesso, non solo contempli Se stesso mediante Se stesso, ma che sia anche buono: così, infatti, non gli basterà muoversi solo in virtù della contemplazione di Sé. Un Dio, inoltre, che non solo sia manchevole di nulla, ma anche superiore alla pienezza: così, infatti, quando vorrà fare del bene, in quanto è buono, non gli risulterà impossibile. Un Dio, ancora, che non sia solo immobile, ma anche in movimento: così, infatti, sarà presente in tutti attraverso i processi e gli atti creativi e provvidenziali. Dobbiamo, insomma, cercare un Dio che sia in qualche modo partecipabile, partecipando del quale – ciascuno a modo proprio e secondo la proporzione della sua partecipazione – avremo l’essere, la vita e la divinizzazione».

Barlaam fu condannato dal primo sinodo delle dispute esicaste di Costantinopoli domenica 10 Giugno 1341, ma andò in Italia, dove il papa lo fece vescovo di Gerace. La lotta contro Gregorio Palamas fu quindi proseguita dal monaco Gregorio Acindino, il cui nome fu poi inserito nell’elenco degli anatemi dell’Ortodossia tra il 1348 e il 1351. Infine il V concilio di Costantinopoli (1368) condannò Procoro Cidone come seguace di Barlaam e Acindino e dichiarò la santità di Gregorio Palamas.

 

 

 

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